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6月8日 La danza della pioggia (!?!?!)E' tutta colpa di Bertolaso!
Effettivamente, da quando il responsabile nazionale di Protezione Civile ha preannunciato un'estate all'insegna della più terribile siccità, ha attaccato a piovere e non ha più smesso, almeno qui da me!ò_ò
Vabbé, visto che Raf e Chagall sono piaciuti, colgo l'occasione per proporvi "La danza della pioggia" e "Lovers in pink"
Pioggia 6月3日 Elogio della fugaHo trovato questo brano tanto tempo fa...venne pubblicato su Sorrisi e Canzoni quando uscì il film "Mediterraneo"
Elogio della fuga
Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa, che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il vento il poppa. La fuga è spesso il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire terre sconosciute che spuntano all’orizzonte dalle acque tornate calme. Rive che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio….
Però, secondo me, non può andare disgiunto dal
Corollario di André Grandier
Una fuga, Oscar? Se fuggire fosse una soluzione, io sarei fuggito da te tanto tempo fa....
5月26日 E gli altri...dormono.Una canzone che, per me, rappresenta i tempi del liceo...ve l'immaginate ascoltarla la mattina, sul pullman, quando é inverno, il sole deve ancora sorgere e c'é un nebbione come solo da noi in bassa Padania? La accoppio a "Lovers in the moonlight" di Marc Chagall (se potete, andate a vedere la sua mosta al Vittoriano, che merita solo!). Ma ora, il microfono a Raf...
e gli altri dormono 5月18日 Poesia d'amore
5月9日 Dal diario della volontaria (4)11 – 07 – 2000
Dopo una mattinata di semi pausa, tra il bucato e il fumetto che mi leggo sulla panchina di un viale alberato, pomeriggio a S. Paolo fuori le mura. Essendo la festa di S. Benedetto (io sapevo “S. Benedetto, la rondine sotto il tetto” ma pare abbiano spostato le date) c’é in visita il coro dell’Alabama per celebrare i solenni vespri cantati.
12 – 07 – 2000
Ancora a S. Paolo, ci facciamo pure qualche foto tra volontari, poi mi sbrigo a mangiare per andare al cinema. Voglio vedere “Mission impossible 2” e lo spettacolo delle 15 si paga meno, come ho notato nella pagina degli spettacoli sul quotidiano che ho comprato. Non é un problema trovare il film: lo danno al multisala di corso Giulio Cesare. Che dire? Tom Cruise mi sta simpatico dai tempi di Top Gun.... Uscita dal cinema, noto per terra un sacco di foglie e rami spezzati degli alberi: il cielo é nero, sembra ci sia stata la tempesta. Tornata in caserma...sorpresa! Ho una vicina di letto, Laura di Udine, studentessa universitaria appassionata di architettura che non vede l’ora di vedere S. Pietro e Cappella Sistina restaurati.
13 – 07 – 2000
La mia assegnazione di oggi é S. Agnese di via Nomentana. L’unico problema é capire quale sia il tram giusto da prendere fra i molti che affollano piazzetta dei Cinquecento, quella di fronte alla stazione Termini. Per fortuna ci riesco: la zona é molto chic, ricca di ville con giardino e campi da tennis, a differenza della Ostiense, zona popolare. Incontro gli amici, perché tali siamo diventati facendo sempre servizio insieme e, dopo una ventina di minuti passati davanti ad un portone ci accorgiamo che ooops...non é quella l’entrata giusta! Il posto é carino: si compone del mausoleo di Santa Costanza, figlia di Costantino (propriamente dedicato alla sua santa patrona, per non esaltare troppo una comune mortale), dell’aggraziata chiesetta di Sant’Agnese con il suo matroneo e delle catacombe. Data la scarsa affluenza di pubblico, mi faccio un giro guidato di queste ultime, che quasi mi diverte quando scopro che sulla tomba, per esempio, di un salumiere c’é una targa raffigurante un prosciutto, su quella del muratore una che rappresenta una cazzuola e così via. Un piccolo brivido invece mi prende quando la guida racconta che gli antichi Romani non usavano portare i fiori ai loro morti, ma fare il refrigerium, un piccolo pasto, perché credevano che i morti continuassero a mangiare. A proposito di mangiare, finito il servizio festeggiamo l’imminente partenza degli amici siciliani a suon di krapfen, in un negozietto di via Barletta.
14 – 07 – 2000
Allons enfants de la patrie! In realtà, non so perché, ho in testa la Marcia imperiale di Guerre Stellari, ma mi avvio comunque verso largo della Torre Argentina. Entro in Feltrinelli perché ho visto un libro che mi interessa, intitolato “L’eroe dei mille volti”. Chiedo al commesso e quando mi risponde: “Certo, venga, sezione psicologia” capisco di essere un caso veramente ed altamente patologico. Studiare psicologia é un mio pallino fin dai tempi del liceo. Purtroppo, nel 1994, quando ho dato la maturità, era possibile farlo solo a Torino, dove il rettore non garantiva né esami né aule né niente, Roma e Padova. I miei si sono rifiutati di mandarmi “così lontano” e mi hanno imposto di scegliere “quello che mi spiaceva meno” fra quanto offriva l’università più sotto casa, cioè Pv. Ho così ripiegato su filosofia ad indirizzo psicologico e fatto diligentemente molti esami, ma sempre con quell’uovo sodo, per dirla con Virzì, che non se ne andava giù. Ma insomma, ero cresciuta bene, a suon di cartoni animati come Gundam, dove a parte uno strepitoso Char sotto la doccia, c’era un Peter Rei che, nel suo piccolo, saltava dentro al robot mai visto prima, con il manuale delle istruzioni sulle ginocchia, pigiava qualche tasto qua e là e cominciava a pilotarlo portando tutto a buon fine. Possibile che la vita “reale” fosse solo un interminabile elenco di difficoltà, una più insormontabile dell’altra, pronte a piombarti addosso come il lupo su Cappuccetto Rosso appena esci dalla porta di casa? Nel ’97 ero in vacanza in Toscana, dalla zia. Stavamo rincasando dalla cena in piazza organizzata per la festa del paese, dove ero seduta davanti al Marchese della Suvera, quando mio padre ha acceso la televisione: trasmettevano la gmg di Parigi. Mi son ritrovata a pensare che allora la vita era veramente una cosa semplice, se tante persone, tanti giovani, potevano prendere e riunirsi, che forse qualche gufaccio e corvaccio di malaugurio, di quelli che sanno solo ripeterti “lascia stare, non ce la farai mai, non esiste” poteva essere messo a tacere. Sono andata a letto e ho fatto un giuramento modello Rossella O’Hara “giuro che i nordisti non mi avranno”: avrei fatto psicologia a costo di aspettare dopo la pensione, o meglio di trasferirmi a Roma. Forse, anzi certamente, c’era Qualcuno in ascolto, perchè l’anno dopo, il giorno del mio compleanno, quindici giorni dopo che avevo sostenuto l’ultimo esame, m’é arrivata una lettera con tanto di bollo “Alma ticinensis universitas”, dove si annunciava con gioia l’apertura della facoltà di Psicologia, con grandi sconti per chi, come me, provenisse da filosofia ad indirizzo psicologico presso la stessa università. Mi sono presa un anno per dare tre esami: due storie per l’abilitazione all’insegnamento e fisiologia, per poter passare a Psicologia. Mi sono laureata nel febbraio scorso. A quanto pare, se ci penso pure nel mezzo della più bella vacanza della mia vita, la seconda laurea in psicologia é proprio il mio destino: non so ancora bene come finanzierò questa nuova avventura, ma direi che merita almeno un tentativo. Tanto più che anche mio fratello vuol studiare Psicologia, così ci passiamo i libri (che costano), inoltre il passaggio con gli sconti non varrà per sempre...insomma, quando mi ricapita un’occasione simile? Con il libro nella borsa ed una nuova consapevolezza nel cervello, vado a visitarmi la mostra “Codice Beta”, ricca di antichi e preziosi manoscritti. Nel pomeriggio devo fare servizio in S. Pietro: ci sono due volontari provenienti dalla Mongolia, che parlano italiano splendidamente e un cileno, Pablo Emilio. Quest’ultimo commenta divertito fra sé: “Porta Santa, Scala Santa...ma non ci sono un po’ troppe cose sante?”. Ficco la mia borsa fra due colonne, dove posso tenerla d’occhio e mi metto a fare il mio lavoro di pattugliamento, quando tra gli addetti alla sicurezza si scatena il panico: “Di chi é questa borsa?” Chiarito l’equivoco, vengo invitata a lasciarla al guardaroba sorvegliato. La giornata scorre con una certa tristezza: domani gli amici con cui ho fatto sempre servizio in questi ultimi giorni andranno a casa, possibile sentire già la mancanza di gente che si conosce da pochi giorni? Finisco il servizio reggendo una fiaccola per una suggestiva preghiera della sera. Andando a cena in Gianicolo, mi ritrovo a tavola con Amanda e con Jane Marie, o meglio Jamie, Schoonover, non crocerossina, come ci tiene a precisare, ma nurse teacher, maestra delle infermiere, attualmente residente in Texas per stare accanto al marito militare. Scatta naturalmente l’English conversation, al termine della quale ci godiamo la visione della “nostra” piazza S. Pietro illuminata.
15 – 07 – 2000
Blanda mattinata passata con Laura a scrivere cartoline in piazza della Città leonina: una alla signora che mi ha pagato la borsa di studio, una ai vicini di casa, una a M. (povera cara, chissà come sta suo padre? Ha una malattia degenerativa del cervello, gli hanno sbagliato i medicinali, causandogli il collasso, l’hanno ricoverato e gli sono venute le piaghe da decubito, poi infettate da un fungo che provoca cancrena gassosa...lei é pure figlia unica e sua madre passa da una crisi depressiva all’altra). A P. cosa scrivo? “Me l’hai fatta bella a lasciarmi in mezzo ai guai, senza concedermi neanche la soddisfazione di dirti salti tu salto anch’io, a parte che a quei tempi il film Titanic non era ancora uscito?” Ma no, ripieghiamo su più neutri saluti e baci. Il servizio pomeridiano é indicato come via della Lungara n.143. Partendo dal Brek dove avevamo pranzato, con Laura raggiungiamo la via, che corre parallela al Tevere, vediamo la targa che indica la casa natale di Claudio Villa, ma non riusiamo a trovare il 143. Andiamo avanti e indietro, ci ritroviamo di nuovo vicinissime al Vaticano, chiediamo anche ad un vigile: nulla. Alla fine capiamo che non é il civico 143, ma il 47, una chiesa dove c’é una mostra di cartoline disegnate dalle detenute madri. D’altronde, essa si trova a due passi dal carcere di Regina Coeli. Non viene molta gente e sono talmente stanca che dormicchio seduta su una panca.
16 – 07 – 2000
In mattinata, mi concedo una messa alla chiesa del Gesù, un giro “politico” in via delle Botteghe Oscure e una mostra dedicata ai SS. Pietro e Paolo: m’é rimasto impresso uno splendido pavone di bronzo, proveniente dall’antica basilica di S. Pietro di cui era esposto un modellino. Nel pomeriggio sono di nuovo a via della Lungara, con tutta la squadra 15, come é definito il gruppo di ragazze con cui faccio servizio adesso. Arriva una signora: in breve capiamo che é una senzatetto la quale, con una scusa, vuole stare lì tutto il tempo. Non sappiamo come fare (d’altronde due di noi hanno solo 18 anni). Per fortuna arriva il parroco della chiesa a risolvere la questione. Finito il servizio, andiamo a farci le foto in piazza S. Pietro. Mi tocca aspettare un po’, intanto che le altre vanno a messa in via della Conciliazione, perché poi abbiamo deciso di andare a cena tutte insieme al ristorante cinese.
17 – 07 – 2000
Mattinata a S. Agnese di via Nomentana, con ben poco da fare. La stanchezza comincia a farsi sentire, la data del rientro a casa si avvicina.... Nel pomeriggio Laura decide di andare in un parco con una altra nostra compagna di camera. Torna mentre mi sto svegliando da tre ore di sacrosanto pisolino e si lamenta perché l’altra non l’ha lasciata dormire. Le faccio dolcemente presente che se fosse restata con me non l’avrei disturbata affatto....
4月29日 Incontro col ministro Livia TurcoQuesta, per me, é proprio un'epoca di grandi incontri: dopo il Papa, visto sabato 21, lunedì 23 ho potuto stringere la mano al ministro della Sanità (non é stato difficile, mi sono semplicemente messa in fila dietro le varie autorità:-PPP). L'on. Turco é venuta ad inaugurare la nuova ala degli istituti geriatrici, che costituiscono la principale attività economica e fonte di posti di lavoro del paesello dove abito. Strana la consonanza fra le parole del ministro e quelle di Benedetto XVI: "Bisogna stare vicini vicini, senza la comunità non si fa niente". Segno che l'individualismo rampante all'americana di qualche decennio fa sta finendo o segno di una resa? Io spero nella prima soluzione. Poi si sa che l'arte della politica é dire una cosa davanti e l'altra dietro, a seconda di come tira il vento, fin dai tempi del famoso Giolitti Bifronte, o anche prima. Vedremo.
Ciao da Faby 4月24日 Stamattina ho la testa in Inghilterra!Ancora Amedeo Minghi...lo so che non é propriamente l'ultima moda punk, ma si abbina bene al quadro di Renoir "Jeunes filles au piano". Prometto, la prossima volta che i miei pensieri prenderanno la via di Preston (che é fra Liverpool e Manchester) ci metto "Joining you" di Alanis Morissette.
Emanuela Ed Io 4月23日 Il Papa a VigevanoQuello di sabato é stato un pomeriggio veramente speciale: Benedetto XVI é venuto, anche se solo per poche ore, a Vigevano.
L'ultimo Papa a visitare la città era stato Martino V, che ci si ritrovò un po' per sbaglio nel 1418.
Cornice dell'evento, ovviamente, é stata la multisplendida piazza Ducale (consiglio di visitarla a chi ancora non l'ha fatto).
Ho partecipato con un gruppo di amici della mia parrocchia, armata di scarpe comode e bottiglia dell'acqua (eravamo già ai nostri posti in piedi alle 14.20, quando il Santo Padre non era ancora partito da Roma...é arrivato alle 17.15, con mezz'ora di ritardo sul previsto).
Eravamo in una posizione piuttosto buona: la zona destinata alla nostra parrocchia era nella seconda metà della piazza, ma siamo arrivati in tempo per accaparrarci uno spazio alla transenna e vedere cosa succedeva sia dal vivo che su maxischermo.
Abbiamo avuto tutto il tempo di provare la coreografia con sventolio di fazzoletti (i nostro erano arancio, ma ce nerano di verdi, rossi, blu, fucsia....), di farci la foto di gruppo (appena me la mandano la pubblico) e di vedere i doni per il Pontefice: l'icona dono delle suore di clausura, il paio di scarpe rosse in pelle di canguro dono del consorzio calzaturiero....
Ci sono stati anche diversi "falsi allarmi": ogni volta che un elicottero passava in cielo partiva lo sventolio di fazzoletti con contorno di urla: ma erano solo gli elicotteri della scorta, perchè Benedetto XVI é arrivato con un corteo di 29 persone, tra cui don Georg (il suo segretario, quello giovane e carino), il suo medico, un po' di gendarmeria pontificia....
Finalmente, come dicevo, l'illustre ospite é arrivato e ha preso posto sull'avveniristico palco progettato per lui: sarà retorico e banale, ma é un'emozione pensare che il Papa é venuto a trovarti.
Nell'omelia, ci ha raccomandato di stare vicini vicini, perché la famiglia é cellula fondamentale della società (Santità, é vero, ma dovremmo aprire un lungo discorso sulla parte che ognuno recita nella commedia umana e sulle famiglie di fatto, anche lasciando stare Pacs e Dico).
Un'altra grande emozione l'ho avuta nel vedere tanti giovani che avevano ancora le maglie e i cappellini del Giubileo...sarà perché fu l'ultimo momento prima delle Torri Gemelle, sarà perchè sarà, mi sa che a parecchia gente, me compresa, occorreranno diverse reincarnazioni per scordare il 2000...ma a ben guardare, perché dovremmo?:-PPPPP
Poi il Papa é ripartito subito per Pv, dove gli hanno preparato una messa agli Orti Borromaici molto più formale e compita, con tanti simboli romanici e longobardi, gente in età ecc.ecc. Senza falsa modestia, però, posso dire che noi abbiamo offerto al Santo Padre uno dei più bei pomeriggi della sua vita!
Appena risolvo un piccolo problema pubblico l'album di foto.
Ora vado che ho l'incontro col ministro Livia Turco...un altro tassello per quel libro "Io li ho conosciuti tutti", in puro stile Enzo Biagi, che un giorno voglio scrivere.
A presto da Faby
4月17日 Voglio andare in vacanza!:-PPPEh sì, credo al destino, ma a volte aspettare che si compia é estenuante. Prima di lasciare la parola ad Amedeo Minghi, vi informo che il quadro in questo intervento é "Bambine sulla spiaggia" di Mary Cassat.
Quando l’estate verrà
4月11日 Dal diario della volontaria (3)04 – 07 – 2000
Ormai il Divino Amore lo conosco come le mie tasche, così, tra lo stare attenti che nessuno entri al santuario nuovo col cane, distribuire volantini e servire la messa, la mattinata passa che è un piacere. Dopo pranzo, nonostante il cielo grigio, vado a vedere i quadri del Caravaggio in S. Luigi dei Francesi, che è nella zona di piazza Navona. Certo, ho scelto proprio il momento migliore per ritrovarmi di fronte alla libreria francese con una simpatica scolaresca di bimbi francofoni...se ripenso all’altra sera mi bolle ancora il sangue! Ritrovo però subito la pace mettendo la monetina nell’apposita apparecchiatura ed illuminando i capolavori di Michelangelo Merisi, davanti ai quali medito un po’ sulla vita in generale e più in particolare sul perchè quello che ho studiato con tanta pena e fatica mi sembri tanto semplice e naturale visto dal vivo.
05 – 07 – 2000
Mercoledì, udienza generale in piazza S. Pietro con Giovanni Paolo II! Mi trovo là per tempo, accanto ad una transenna come mi era stato consigliato e inganno l’attesa con una rivista che ho comprato, dove si parla della recente scomparsa di Vittorio Gassman e dell’imminente uscita di Mission Impossible 2, il film con Tom Cruise. Riesco a vedere il Papa da vicino mentre lascia la piazza con la sua papamobile: mi sembra parecchio sofferente. E’ stato lui a darmi il vero senso del Giubileo, quando ho visto l’espressione sul suo viso, mentre arrivava sull’altare per celebrare la messa di apertura dell’Anno Santo: nonostante la fatica, era il manifesto del “Ce l’abbiamo fatta!!!”. Che il Signore ce lo conservi ancora un pezzo, ne abbiamo bisogno, anche i miei nonni che lo sentono vicino perché é del 1920 come loro. Vado in Gianicolo a mangiare un po’ in fretta, per potermi subito tuffare in una metropolitana zeppa fino all’inverosimile di giapponesi, coreani e quello che sono (per fortuna si svuota mezza alla fermata Termini) ed essere puntuale al servizio in S. Giovanni in Laterano, anzi cominciare un po’in anticipo, già che c’ero. Ci sono in visita frotte di polacchi, domani é il loro Giubileo particolare. Dicono che hanno affrontato molti sacrifici per venire, perchè il viaggio costa un milione di lire e lo stipendio medio in Polonia è di 500 mila lire, ma quando gli ricapita un altro Giubileo con un Papa loro connazionale? Fermo, fra di loro, una suorina il cui velo mi sembra pieghettato in maniera particolarmente originale...la poverina si spaventa. Per fortuna ha vicino una ragazza che parla inglese e posso spiegare che semplicemente mi punge vaghezza di sapere di quale Ordine faccia parte. “Madre di Cristo tre volte ammirevole” è la risposta. Da quando sono nella capitale ne imparo una ogni giorno: mai avrei creduto che esistessero tanti differenti Ordini di suore. Verso le 18 mi viene la balorda...ne approfitto per fare pausa andando al pronto soccorso dell’Ordine di Malta, dove mi faccio disinfettare una piccola piaga sull’alluce. Ripreso il mio posto di combattimento, vengo avvicinata da una mia compagna di stanza che mi chiede a bruciapelo: “Sai dove siamo di servizio domani?” “In S.Pietro”, rispondo io, che ci speravo, visto che in due settimane non c’ero ancora stata. “Sì – continua lei – ma prova a dire a che ora” “Le 5 del mattino” butto lì io, per scherzare. “4.30” precisa lei, serissima. Meglio non pensarci...calcolando che smontiamo alle 19.30, bisogna prendere il tram e andare a mangiare al Brek, poi prendere un altro bus, farsi il magnifico tragitto Teatro Adriano – piazza Cavour e tornare in caserma, dove bisogna rifarsi i letti colle lenzuola pulite...non resta molto tempo per dormire, anche se io sono una che non ha mai avuto problemi a prendere sonno.
06 – 07 – 2000
Evvai...il pullman passa a prenderci mentre il mio cervello inalbera ancora il monoscopio ( la mia mente detesta aprire bottega prima delle 9, 10 del mattino)...quelle che devono fare le ottimiste allegrone a tutti i costi non mancano mai e mi irritano un po’. Giunti in piazza S. Pietro, scopriamo che potevamo dormire tranquillamente un’ora di più: la levataccia era perchè si pensava dovessimo mettere giù le sedie, che invece sono già a posto. Cerco di sedermi e non pensarci, mentre l’alba arriva piano piano dal fondo di via della Conciliazione. I servizi da fare sono sostanzialmente due: metal detector (obbligatorio in ogni cerimonia con il Papa da quando gli é stato fatto l’attentato nel 1981) e controllo della folla che prenderà posto via via. Scelgo il primo dei due servizi, il che mi costa i 100 minuti più vigliacchi della mia esistenza: bisogna fare lasciare giù alla gente sgabelli, ombrelli e quant’altro possa fare da corpo contundente, loro però non parlano in inglese e io non parlo polacco. Le loro borse a volte si aprono, lasciando uscire bottigliette d’acqua o panini mezzi mangiati non avvolti nella carta...per fortuna, passata la sfuriata, noi del metal detector possiamo sederci all’ombra, mentre inizia la sfida per i colleghi che devono far cordone in piazza, con il sole che progressivamente sale nel cielo, diventando sempre più caldo. S. Pietro è un tripudio bianco e rosso. Ovviamente i riti son tutti parlati in polacco stretto, ma capisco le tre parole “Jesus” “Shabbat” “Sinagog” e penso di poter dedurre che si parli di quando Gesù entrò in sinagoga in giorno di sabato a leggere il rotolo del profeta Isaia, dicendo poi: “Oggi si è compiuta la parola che avete ascoltato”. Ho anche tempo di discorrere con un carabiniere, il quale sostiene che non si può, essendo veri romani, non tifare Roma e si lancia in un panegirico di Totti. Finita la cerimonia, vado a cercarmi un orologiaio nella zona dei Borghi, perchè mi si è fermato l’orologio e devo cambiargli la pila, poi posso pranzare e tornare nella mia stanza per un meritato sonnellino pomeridiano...le altre chiacchierano ma non mi danno fastidio, neanche quando mi sveglio per cena e mi dicono: ”Ehi, ma hai trovato il sonno sotto il cuscino?” Noto con piacere che le più spiritose delle 4.30 adesso sembrano zombi :-PP
07 – 07 – 2000
Ancora al Divino Amore: i due coniugi sessantenni di Strona Biellese che spesso fanno servizio insieme a me dicono che é il posto più bello di Roma...ormai ne conosco ogni centimetro, comprese le foto sotto l’arco, che ricordano quando il Papa pregò per salvare Roma dalla II guerra mondiale.
08 – 07 – 2000
Credo di stare battendo un qualche record come volontaria che é stata mandata più volte al Divino Amore in 15 giorni.... Stamattina c’è un matrimonio: si tiene giù nella cripta, vicino alla tomba del fondatore del santuario, don Umberto Terenzi e vi partecipa gente che evidentemente non va mai in chiesa, perché non si ricorda neanche più il Padre Nostro...scarsoni!:-PP Alle 11.30 circa, squilla il telefonino ad una delle ragazze sarde che sono lì di servizio: é la responsabile della caserma dove alloggio anch’io, vuole che, visto che partiranno oggi per tornare a casa, sgomberino la loro stanza entro mezzogiorno, come da regolamento, cosa peraltro impossibile in natura. Non è comunque un motivo sufficiente per privare tutta la squadra di un lauto pranzo – festeggiamento ad un ristorante sardo, dopo il qual posso dedicarmi con calma a farmi cambiare il badge in via delle Fornaci (scade ogni quindici giorni) e a cercare una fumetteria. Giro tutto il quartiere come una trottola, per poi scoprire che è in via degli Scipioni, traversa di viale Ottaviano. Mi metto comoda nella mia stanza a leggere, quando...sorpresa sorpresa! Il responsabile di redazione del fumetto che sto leggendo ha pubblicato una mia lettera, che io in realtà gli avevo mandato col curriculum per cercare lavoro. La sera parlo al telefono con mio fratello, che esordisce con un melodrammatico: “Fabiana, stai parlando con un uomo distrutto!” perché ha appena dato l’ultimo esame che si era preparato per la sessione estiva all’università.
09 – 07 – 2000
Soleggiata mattinata di servizio in S. Pietro, servizio “No shorts”, ovvero controllare che nessuno entri sbracciato o coi pantaloncini in basilica. Incontro alcune signore coi bimbi piccoli, che mi insegnano che in inglese “passeggino” si può dire “buggy” e una signora italo - americana, che mi racconta di essere lì coi nipoti, i quali non parlano italiano, perchè il padre ha impedito alla madre di insegnarglielo: voleva sempre capire cosa si diceva in casa. “Male ha fatto!” è il suo commento. In effetti, al giorno d’oggi sapere una lingua straniera, soprattutto poco diffusa, può essere molto utile. Il sole che mi picchia sulla testa a lungo andare mi fa venire la balorda, così mi faccio dare il cambio da un altro volontario e passo a lato della basilica, dove c’è l’ascensore per i disabili. Nel pomeriggio, visito la chiesa di S. Croce in Gerusalemme, bella e tutta marmi, che è nella zona del Laterano. Fra le due basiliche c’è anche uno splendido parco giochi per rilassarsi.
10 – 07 – 2000
Ancora in S. Pietro: stamattina però devo stare attenta che nell’ala di Carlo Magno entri solo chi si deve confessare, non i giapponesi colla macchina fotografica, che se gli si dà il permesso di fare un passo oltre il cancello scappano via. E’ in programma anche un evento: il matrimonio del giocatore della Roma Vincent Candela. Verso le dieci, inizia la mobilitazione: per la sicurezza dei presenti sono stati mobilitati quelli dell’opera di S. Pietro, moltissimi di noi volontari e una squadra di guardie del corpo assunte privatamente. Non riesco a vedere né Totti né Zidane, che vengono fatti passare per altri ingressi, ma almeno, dopo due ore di picchetto assolutamente immobile, vedo gli sposi e le loro damigelle. Finito il corteo, accompagno la famiglia norvegese che è stata dietro di me tutto il tempo a mettersi in coda per salire alla cupola. Fa un po’ strano sentire dei bambini scandinavi chiedere di Toldo (visto che parlano in inglese, gli ho spiegato che non c’é, perchè si è sposato da poco pure lui) e di Totti. Non salgo sulla cupola, non m’interessa: a parte che per noi volontari l’accesso potrebbe essere gratuito, dipende da chi c’è alla biglietteria, una mia amica mi ha avvisato di non cedere alla tentazione, perchè il passaggio é stretto e disagevole, bisogna fare più di 300 scalini. Preferisco rilassarmi al fresco, vicinoalla fontana che c’é accanto all’uscita delle tombe papali. Al pomeriggio, decido di andare all’abbazia delle 3 fontane con Raffaella, una giovane signora che abita nella zona del lago di Viverone, volontaria pure lei. Bisogna andare a S. Paolo fuori le mura poi prendere un altro tram, perché il posto é proprio sotto il cartello con la scritta “Roma”, ma ne vale la pena. Ci sono tre chiese: una molto buia, una che sorge proprio sul sito dove S. Paolo fu decapitato e la sua testa mozzata fece tre salti, facendo sgorgare tre fontane nei punti dove toccò terra e la terza, dedicata ai martiri, a cui si accede salendo una lunga scala ripida. Penso che il martirio, in senso cristiano, nasca solo se c’è l’incontro con qualcosa di vivente. Nessuno farà mai certi sacrifici per un principio astratto.
4月7日 Buona Pasqua! ^_^Per festeggiare degnamente,scelgo una vecchia ballata del Medioevo inglese, ispirata ai Vangeli apocrifi.
Siccome poi una sopresina nell'uovo ci sta sempre bene, eccomi ritratta al S. Sepolcro di Gerusalemme,
che ho avuto la fortuna di visitare l'anno scorso. Enjoy!
THE CHERRY – TREE CAROL
Joseph was an old man, and an old man was he, When he wedded Mary, in the land of Galilee.
Joseph and Mary walked through an orchard good, Where there was cherries and berries, so red as any blood.
Joseph and Mary walked through an orchard green, Where there was berries and cherries, as thick as might be seen.
O then bespoke Mary, so meek and so mild: “Pluck me one cherry, Joseph, for I am with child.”
O then bespoke Joseph, with his words most unkind, “Let him pluck thee a cherry that brought thee with child.”
O then bespoke the babe, within his mother’s womb “Bow down then the tallest tree, for my mother to have some.”
Then bowed down the highest tree unto his mother’s hand; Then she cried: ”See, Joseph, I have cherries at command.”
O then bespoke Joseph: “I have done Mary wrong; But cheer up, my dearest, and be not cast down.”
Then Mary plucked a cherry, as red as the blood, Then Mary went home with her heavy load.
Then Mary took her babe, and sat him on her knee, Saying: “My dear son, tell me what this world will be.”
“O I shall be as dead, mother, as the stones in the wall; O the stones in the streets, mother, shall mourn for me all.”
“Upon Easter – day, my uprising shall be; O the sun and the moon, mother, shall both rise with me.” 4月3日 Le parole che non ti ho dettoSi parlava di parole inutili, di cose non dette...ultimamente ho pensato a cosa non ho detto ad una persona a me molto cara,
perché in questo periodo gli sconvolgimenti della vita mia e sua hanno un po' incrinato il nostro rapporto e ho concluso...che ho fatto
benissimo a tacere!:-PPP
Però però un piccolo sassolino nella scarpa c'é e lascio quindi la parola a Tiziano Ferro, che si saprà spiegare molto meglio di me:
Ora che sarai un po' sola 4月1日 Pesce d'aprileIn questo mix di acqua, pesci e palme, ricordate il proverbio:
anche un maiale sa arrampicarsi sugli alberi se viene adulato!
Ciao da Faby 3月29日 The year of the catUn po' perché abbiam parlato di musica con un amico
un po' perché é primavera
un po' perché é in linea con la serenità e le cose belle di voglio cui sia pieno il mio blog...
insomma beccatevi sta canzone e chi vuole può cantare^_^
On a morning from a Bogart movie In a country where they turn back time You go strolling through the crowd like Peter Lorre Contemplating a crime She comes out of the sun in a silk dress running Like a watercolour in the rain Don't bother asking for explanations She'll just tell you that she came In the year of the cat She doesn't give you time for questions As she locks up your arm in hers And you follow 'till your sense of which direction Completely disappears By the blue tiled walls near the market stalls There's a hidden door she leads you to These days, she says, I feel my life Just like a river running through The year of the cat Well, she looks at you so cooly And her eyes shine like the moon in the sea She comes in incense and patchouli So you take her, to find what's waiting inside The year of the cat Well, morning comes and you're still with her And the bus and the tourists are gone And you've thrown away your choice and lost your ticket So you have to stay on But the drum-beat strains of the night remain In the rhythm of the new-born day You know sometimes you're bound to leave her But for now you're going to stay In the year of the cat 3月19日 Dal diario della volontaria (2)29 – 06 – 2000
Essendo i santissimi Pietro e Paolo, avendo alcuni amici e conoscenti chiamati Pietro e Paolo, essendo che io S. Pietro non l’ho ancora visto, oggi sono consegnata... a S. Giovanni in Laterano. Vabbé, le consegne non sono contrattabili e per chi non si presenta puntuale a prendere servizio per due o tre giorni di fila c’è il foglio di via obbligatorio. Devo montare in servizio alle 13, ma vado sul posto già dal mattino, così mi giro ben bene tutto il complesso: battistero, museo della cattedrale, che per i volontari è gratis, con gli arazzi e il più antico trono papale mai giunto fino a noi, edificio della Santa Scala .... La chiesetta (mi piace chiamarla così con affetto, stima e simpatia) offre un gran bel colpo d’occhio, tutta barocca com’é, coi suoi apostoli di marmo bianco...piove parecchio, ma per fortuna ho sempre con me il mio fido ombrello pieghevole azzurro a rose bianche, che mi segue da sempre nei miei viaggi. Quando vado in giro, ho sempre cura di scegliere solo borse in cui possa stare. Prendendo servizio, noto subito quanto sono esigenti e pignoli i caposquadra, quelli da cui si prendono gli ordini della giornata. Ce n’é pure uno che somiglia a Massimo Ghini. Certo, qui siamo alla Sacrosanta Basilica capo e madre di tutte le altre, ma non esageriamo! Il pomeriggio scorre tranquillo, tra il controllare che la gente entri dalla Porta Santa ma non ne esca (una volta entrati nella grazia del Cristo, non se ne vorrà mica uscire!), distribuire volantini, fare la guardia alla splendida cappella Torlonia tutta dorata o alla tomba di Papa Martino V Colonna e informarsi sui successi della nostra Nazionale agli Europei...riesco pure a trovare il tempo per infrattarmi dietro un portone e fare una telefonata di auguri alla mia amica, per la sua laurea in Giurisprudenza.
30 – 06 – 2000
Con le amiche pugliesi, decidiamo di andare a visitare i musei vaticani. Peccato solo ci tocchi pagare, ma i musei sono gratis solo l’ultima domenica del mese: l’ultima di giugno è stata il giorno del mio arrivo e l’ultima di luglio non sarò più qui. Beh diciamolo: in ogni parte del mondo è possibile costruire un edificio in cui alloggiare reperti storici, ma in quale altra nazione ci sono ambientazioni come quelle italiane? Voglio dire: i musei, secondo me, meritano una visita solo per le preziose stuccature e affrescature lungo i soffitti! C’è pure l’ala delle carte geografiche, dove trovo rappresentato anche il mio paesello. Entrare nella sala dove è dipinto l’angelo che libera S. Pietro dal carcere è un’emozione unica, vedere poi la Scuola di Atene di Raffaello, che rappresenta la filosofia in cui sono laureata...della cappella Sistina dirò una sola cosa: ho avuto, per la seconda volta in vita mia, la prova provata dell’esistenza di Dio. Dopo il pranzo in Gianicolo, abbiamo preso il tram e ci siamo recate al lavoro in S. Maria Maggiore: bellissimo quando una signora, evidentemente italo – americana, é scesa nella cripta del Presepio, dove stavo di guardia e mi ha avvicinato chiedendomi: “Comm s’appicc...?” “You wanna know how to light the candles?” le ho chiesto io. “Ah, perfect!” mi ha risposto e le ho mostrato come accendere le candele votive. Commetto una gaffe che fa mugugnare le mie amiche pugliesi, perchè invece di andare a prendere il tram alla fermata più vicina, quella della stazione Termini, faccio fare loro un po’ più di strada fino ad un’altra fermata. Ma che ci vogliamo fare, son felice come un fringuello, mi sento un anatroccolo alla scoperta del mondo....
01 – 07 – 2000
Oggi l’ordine è di presentarsi per le 8.30 a S. Paolo fuori le mura. Il vademecum consiglia di andarci con la metropolitana, ma opto per il magnifico tram che parte da viale Leone IV, in fondo a corso Giulio Cesare, fa via della Conciliazione, Trastevere, Piramide Cestia e arriva davanti alla basilica. Ci mette una mezz’oretta, ma io mi sono alzata per tempo e non ho fretta. Arrivare di buon mattino, in un giorno di sole, nel verde e fresco giardino antistante la basilica è un’esperienza magica. Sono in gruppo con alcuni ragazzi tedeschi, con cui ho un rapporto stupendo: io non parlo la lingua di Goethe, loro non sanno una parola di italiano, ma ci capiamo con un po’d’inglese e decidiamo che loro manderanno da me chi, avendo bisogno di indicazioni, parla in italiano e io manderò da loro chi parla tedesco o comunque non capisce le tre lingue segnalate dal mio badge, quelle in cui mi sono dichiarata competente: italiano, inglese e francese. Con i tedeschi in genere lavoro bene: loro, per esempio, sanno che non si entra in basilica sbracciati e, anche se fa caldo, si preparano con giacchette, pantaloni allungabili...così si evitano le manfrine che vengon fuori con gli italiani, durante quello che potremmo definire servizio “no shorts!” Penso che questi ragazzi abbiano avuto un grande coraggio a venire a fare i volontari in un Paese di cui non parlano la lingua. Certo, le regole sarebbero state di non accettare nessuno che non sapesse almeno un po’ d’italiano, ma poi la norma è stata un po’ aggirata perchè la lingua di Dante non è particolarmente diffusa. Nel pomeriggio, in caserma, parlo con Amanda, una romantica signora inglese che da una quindicina d’anni vive nella zona di Parma e ha deciso di licenziarsi dal lavoro per fare la volontaria di Giubileo tutto il tempo, cioè da poco prima del 24 dicembre 1999 a poco dopo il 6 gennaio 2001. Ha dei biglietti per le udienze generali con il Papa, quelle del mercoledì, mi consiglia di mettermi accanto ad una transenna per vedere bene il Santo Padre quando passa. Accetto biglietto e consiglio. Siccome ho tutto il tempo di farmi una doccia, cambiarmi, farmi bella e quant’altro vado a cena al ristorante cinese di via Fabio Massimo: firmarsi in Internet Cmdr.Lisa, essere una fan sfegatata di Robotech, trovarsi a vivere in caserma e finire al ristorante cinese dove si viene serviti da una gentile camerierina in veste tipica...è da rischiare di finire sotto il tavolo fra le risate e l’emozione.
02 – 07 – 2000
E’ il mio compleanno: ho 25 anni tondi tondi. Anche stamattina sono a S. Paolo fuori le mura: la chiesa, rimasta praticamente intatta dalle origini, fu distrutta da un incendio a fine 1700, a causa di una candela che un operaio scordò accesa addormentandosi. E’ stato deciso di non ricostruire affreschi ed arredi, per cui la chiesa risalta ancora meglio nella sua immensità. Anche qui me la giro tutta: il chiostro, il battistero.... Finito il servizio, sono decisa: è ora di entrare in S. Pietro. Molto dispersiva, come basilica: tutta strapiena di ori, marmi...comunque mi piazzo nei banchi dell’altare della Cattedra e sento la messa domenicale. Finita la funzione, mi metto in coda dietro alcune signore indiane che indossano preziosi sari per andare a visitare le tombe papali. Rientrando in caserma, le sentinelle mi informano che Schumacher, nel Gran Premio, s’è dovuto ritirare. L’evento clou, però, è fissato per la serata: Italia – Francia, finale degli Europei! Guardo la partita nella sala comune insieme ai militari. Negli ultimi istanti dei minuti regolamentari, sto già godendo e pregustando la vittoria 1-0 della nostra Nazionale quando i miei mi telefonano sul cellulare: mentre parliamo e io spiego loro che non ho ricevuto i loro fiori, la Francia pareggia. Riattacco e mi preparo alla tortura cinese dei tempi supplementari. Trezeguet (già comprato dalla mia Juve!) segna il golden gol...che razza di compleanno!
03 – 07 – 2000
E’ mattina presto quando sento una delle pugliesi piangere e lamentarsi un paio di letti più in là rispetto al mio. Allora è un vizio...non ho già passato abbastanza notti con qualcuno che piange nel letto accanto al mio? Speravo proprio che durante quest’avventura mi venisse risparmiata questa cosa che non auguro al mio peggior nemico, una delle peggiori esperienze che si possano fare nella vita, specialmente da giovani, quando si è fragili e a stento in grado di badare a se stessi. Mi giro dall’altra parte, senza dare segno di nulla e facendo finta di continuare a dormire. Per stavolta no, non ce la faccio più. I fiori dei miei genitori sono arrivati. Il menù del giorno prevede pomeriggio al Divino Amore, dov’è arrivata la statua della Madonna di Fatima. Mi piace andarci, è un bel posto in campagna, l’unico difetto è che per andare e tornare ci vogliono le ore (45 minuti minimo ogni tragitto...quasi più del tempo che ci metto a partire da casa mia ed arrivare in facoltà, calcolando che sto in un paesello e l’università è nel capoluogo!). Se le altre volte sono stata al santuario vecchio, stavolta sono a quello nuovo a controllare i fedeli che vengono a visitare la statua. Intanto prego per tutti quelli che conosco, cominciando dalla nonna e andando in giù. 3月5日 Dal diario della volontaria (1)Mi piacciono le storie, raccontarle e sentirmele raccontare. Per cui spero vi piaccia la storia più bella che conosco.
24 – 06 – 2000
Eccomi a Roma, finalmente! Non c’ero mai stata prima. Devo “ringraziare” Paolo e Alberto, perchè se lo scorso novembre non fossero stati impegnati uno col servizio militare e l’altro col lavoro, non avrebbero mandato me a quella riunione di pastorale giovanile dove hanno dato tutti i moduli e le informazioni per diventare volontari di Giubileo. In realtà pensavo di lasciar passare le folle dei pellegrini e di concedermi il tanto sospirato viaggio nella capitale solo dopo, ma certe cose sono come il Natale, che quando arriva arriva. Caso strano, quando sono tornata a casa e ho detto che volevo partecipare, mi madre ha avuto una sola parola: “Vai!!” Ho ricevuto la conferma di essere stata accettata come volontaria il 9 febbraio, tornando da consegnare alla segreteria dell’università le copie stampate e firmate della mia tesi. I miei genitori hanno deciso di accompagnarmi e stamattina abbiamo preso il treno. Durante il viaggio, ho incontrato una simpatica signora che mi ha raccontato di quando suo figlio è stato a Londra e, l’ultima sera prima di tornare, gli hanno rubato tutti i soldi. “Ma sono esperienze che bisogna fare”, ha concluso. Non mi sono trattenuta e le ho risposto: “Scusi sa, sarà certamente vero, ma io se posso tornare a casa con tutti i miei soldi e la mia roba sono contenta lo stesso!”. Alla stazione Termini non stavo nella pelle: mi sembrava che il tempo impiegato da mio padre per procurarsi la mappa della città fosse eterno!!! Finalmente abbiamo preso un taxi: dovevamo andare in via delle Fornaci, al centro coordinamento volontari e la prima cosa che ho visto, lungo la strada, è stato l’altare della Patria. L’autista ci stava raccontando di come il Giubileo, dopo un inizio problematico, ora funzionasse alla grande quando ho visto uno scorcio di colonne...mica quelle di S. Pietro? Al centro un addetto uguale preciso identico a Mika Hakkinen mi ha consegnato tutto l’occorrente: badge, fratino da indossare in servizio, mappa della città, cappellino, buoni pasto...sono stata fortunata: sono alloggiata alla Caserma Manara, zona Prati, uno dei pochi posti dove le lenzuola sono fornite dalla casa (io comunque me le ero portate dietro). Essendo sabato, mi sono stati dati anche gli ordini di servizio per i due giorni seguenti: e ti pareva, con la mia fortuna, che non dovessi cominciare dal posto più lontano e più difficile? Certo! Devo recarmi per le 14 al Divino Amore, fuori città, dopo aver seguito, nella mattinata, un piccolo corso introduttivo per volontari. Lunedì pomeriggio devo andare in Trastevere, alla sede della comunità di Sant’Egidio, in via Dandolo. Ci siamo poi recati alla caserma per la mia registrazione e sistemazione, sono in una camera da 8, ma il letto accanto al mio è libero. Meglio, perchè non c’è comodino e non saprei dove mettere la mia radiosveglia. Le altre hanno da dire sul fatto che io mi sia portata dietro la musica, ma ho messo subito in chiaro i punti: sono venuta a far la volontaria, mica penitenza! Anzi, appena ho acceso, ho sentito due canzoni: “Heaven is a place on earth” di Belinda Carlisle, che mi ha ricordato la mia prima gita a Parigi nel 1988 e “Qualcosa di grande”, dei Lunapop, che mi fatto pensare ai miei amici, grazie ai quali avevo staccato un biglietto per l’avventura che andava a cominciare. Mi sento la benvenuta. Cosa vuoi di più dalla vita?
25 – 06 – 2000
Mi metto in marcia, sbocco in corso Giulio Cesare e noto che tutte le traverse hanno nomi di personaggi della storia romana: Mario, Silla, Fabio Massimo...giro in viale Ottaviano, passo piazza Risorgimento, via della Porta Angelica, l’arco di piazza della Città Leonina e sbocco sotto le colonne di S. Pietro. Chiedo indicazioni ad una guardia svizzera dall’accento favoloso e ritrovo via delle Fornaci, infatti il palazzo dove si tiene il corso é poco lontano dal centro volontari. Alla lezione conosco un paio di fidanzati polacchi che parlano un po’ d’inglese, Anna e Simon. Per fortuna la sera prima, in camera, ho chiesto indicazioni per giungere al Divino Amore: una delle mie compagne ha avuto la stessa consegna e abbiamo deciso di incontrarci. Mi porta a mangiare in Gianicolo, dove “si mangia bene e si spende poco”. (Infatti noi volontari dobbiamo fare i conti coi buoni pasto: ogni giorno un ridotto, valore medio 6.500 lire e un intero, valore medio 13.000 lire, che però permettono di mangiare un po’ di più o un po’ di meno a seconda del locale in cui si va). Poi però devo ripassare un attimo in caserma a prendere il fratino, con notevole perdita di tempo. (Lesson one per paperine sbarcate in città dal paesello di campagna: la dilatazione dello spazio fisico produce dilatazione dello spazio mentale = mai uscire senza fratino nella borsa). Per andare al Divino Amore da zona Prati occorrono innanzitutto 20 minuti di metropolitana fino al Laterano, poi il pullman che può metterci mezz’ora o un’ora ad arrivare, mi dicono, a seconda dell’autista. (Tenere conto che io, in 45 minuti, parto da casa e arrivo in facoltà a Pv.) Arriviamo in ritardo, ma meno male che abbiamo già mangiato perchè il bar del santuario è chiuso. Guardiamo i turisti che girovagano, poi serviamo la messa delle 17 nel santuario nuovo. Ho anche il tempo di telefonare ai miei prima che ripartano col treno della sera: si sono concessi un veloce giro del centro storico, sono, come suol dirsi, stanchi ma felici. Andando a prendere il pullman per tornare scopro che la mia compagna non ha circa 35 anni come credevo, ma 47, con tanto di figlia di 23 (cioè solo due anni meno di me!). Sarà l’apostolato della preghiera che le giova? Andando a cena in un altro posto che lei conosce, il Brek di largo della Torre Argentina, passiamo col tram davanti al Colosseo, illuminato perchè si sta facendo sera: che spettacolo!!
26 – 06 – 2000
Prendo la metropolitana, che tanto per i volontari è gratis, scendo in piazza di Spagna, accanto alla famosa colonna dell’Immacolata e mi faccio un giro per le vie dello shopping più elegante. A parte non avere dietro soldi a sufficienza per potersi permettere quello che vedo in vetrina, ho lo stomaco bloccato e non riesco a camminare. Mi siedo sulla soglia di un negozio, finché il proprietario esce: me ne vado, me ne vado, sono mica un’accattona! Mi trascino fino in piazza del Popolo. Nel pomeriggio vado direttamente in Trastevere: attendo l’ora di presentarmi in via Dandolo visitando la chiesa di S. Maria e sedendomi nei giardini davanti al ministero della Pubblica istruzione. Fra l’altro, Roma inizia a surclassarmi Parigi, grazie al suo intelligente sistema di fontanelle che permette sempre, al povero viandante, di bere o riempire la bottiglietta. La consegna, in via Dandolo, è spartire i panni destinati ai poveri; lo devo fare in ginocchio, perchè le gambe non mi reggono, ma non è quel grave problema: sono abituata a vivere con mal di pancia, mal di testa, mal di schiena, ad andare in giro sentendomi l’addome ripieno di filo spinato, l’ho fatto per anni. Prima di cena, ho tempo per andare, con due ragazzi che hanno prestato servizio insieme a me, a fare un giro al Pantheon e a piazza Navona. Nel mettermi a letto, sento un bruciore che dalle piante dei piedi mi arriva ai fianchi....
27– 06 – 2000
Il problema stomaco – gambe è sparito: volo via come una farfalla! Così, insieme a due volontarie pugliesi, ci rechiamo in piazza Barberini per iniziare un bel giretto S.Carlo alle 4 fontane (bellissimo, meglio che sul libro di arte), Quirinale, fontana di Trevi. Quest’ultima non me l’aspettavo così, incassata in un piccolissimo slargo fra i palazzi...non ci butto la monetina, tanto so che a Roma tornerò e vado a guardare la vetrina di un negozio di scarpe lì accanto: accidenti che prezzi! Niente che costi meno di 600 – 700 mila lire! Visitiamo anche la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola e finiamo di nuovo in piazza Navona, per entrare in Sant’Agnese in Agone (almeno non è sempre vero che quel che ti insegnano a scuola c’entra poco con la vita: avendo avuto come insegnante di arte dell’ultimo anno un architetto specialista in barocco del ‘600, ero perfettamente pronta a capire cosa vedevo). Ci lasciamo scendendo dal tram nella zona di Palazzo Chigi, perchè non abbiamo gli stessi incarichi: io devo tornare in via Dandolo. Altro turno di spartizione dei panni, stavolta però in un sgabuzzino piccolo e male aerato, perchè è martedì, giorno in cui i bisognosi vengono per fare una doccia, barba e capelli, prendere abiti nuovi....Per fortuna anche le cose brutte, come quelle belle, hanno una fine. Vado a cena al Brek, insieme a due ragazze che hanno prestato servizio insieme a me...si é fatto tardi, rischio di non tornare in caserma in tempo per le 23, ora del coprifuoco! Per fortuna ce la faccio e ho anche tempo di telefonare a casa, di parlare con la nonna e di dirle che ho visto la tomba della “Povera Margherita, da Umberto tanto amata”, per dirla con le parole di una poesia che lei mi aveva citato una volta. Nonna non sta bene: ha problemi alle vertebre, ma non riesce a mettere il busto perchè ha l’asma e problemi alle vene delle gambe...deve prendere una medicina per combattere gli effetti collaterali di tutte le altre medicine che le tocca mandar giù! L’estate scorsa, quando ho dato gli ultimi esami prima della laurea, è stata in ospedale, ma poi con la terapia ha passato tutto l’inverno relativamente bene. Speriamo che anche quest’anno, pur a costo di un periodo in ospedale, si riesca a farla andare.
28– 06 – 2000
Arrivano quei momenti della vita in cui una deve anche poltrire un po’a letto (vabbé poltrire, fino alle 8 perchè con gente che inizia ad alzarsi alle sei perchè fa i turni mattutini...) e farsi una doccia. A pro: perché i militari hanno sempre urgenza di andare e venire dal magazzino, che è in fondo al corridoio delle camere destinate a noi volontarie, quando si accorgono che stiamo facendo la doccia?:-PPP Lo so, dire “Buongiorno colonnello!” coperte alla meglio solo da un asciugamano è un’emozione notevole, ma insomma.... E’ anche mattinata di pulizie e di lenzuola da togliere dal letto per il giro in lavanderia. E’ arrivata una ragazza nuova: viene subito avvisata che il vaglia per lei è giunto a destinazione. Evidentemente, o s’è dimenticata il portafogli sul comodino prima di partire o l’hanno derubata appena scesa dal treno...buona la seconda. Ormai quella per Trastevere è diventata la mia strada dell’orto (chiamatemi Ciumachella!): è il terzo e ultimo giorno del triduo di servizio presso la comunità di S. Egidio. Siccome il mercoledì è giorno di mensa per i poveri, vengo chiamata prima a cucinare (bello stare con la schiena attaccata ai forni, specialmente d’estate) poi a servire a tavola. Cerco di farlo come se fossi all’Hotel Ritz, intanto noto due cose, una seria (mamma mia quanti giovani fra questi poveri, se la gioventù è qui il mondo dove va?) e l’altra faceta (da Roma in giù sono incapaci di pronunciare correttamente “Sant’Ambroeus”). Siccome siamo fra le poche che si sono fatte tutti e tre i giorni di servizio previsti, senza accampar scuse per defilarsi, o almeno così pare, con le ragazze insieme alle quali ero andata a cena la sera prima vengo invitata all’incontro di preghiera della comunità, nella loro chiesa sull’Isola Tiberina, da cui pare si tragga grande forza per servire il prossimo...e gli vuoi dire di no? Ci danno pure un passaggio in macchina. L’incontro è piacevole, con tanto di coro. Mi rendo conto che sto sviluppando una dipendenza dalle torte di frutta del Brek:-PPP Tornata in caserma, devo rimettere le lenzuola nel letto, che non è esattamente il sogno per quando si hanno due piedi talmente gonfi da non potere quasi infilare le ciabatte.
To be continued....
3月1日 SanremoDetto in breve: il brano degli Zero Assoluto è l'ideale da mettere in sottofondo quando
si legge o si studia scoltando la radio. Quello di Tosca è molto bello, ma va visto recitato,
non so quanto possa funzionare col solo audio. Idem Milva, con una sola differenza: vuole
essere raffinatissima (io la trovo francamente indisponente), mentre Tosca è dichiaratamente
popolare, prova ne sia che parla della festa del paese. Irresistibile Daniele Silvestri col suo
"Fritto di paranza": non si può non ballare! Intenso Fabio Concato che sceglie l'attualità.
Di Simone Cristicchi è splendido il ritornello.
Che altro? Abbiamo conosciuto con piacere Piero Mazzocchetti, che aspira alla successione
della linea Albano - Bocelli et similia e Amalia Grè, raffinata ai limiti del rarefatto.
Discorso a parte per Marcella e Gianni Bella, per i quali faccio apertamente il tifo da quando
ero piccola e cantavo le loro canzoni (dovete sapere che io ho cominciato bene in fatto di
musica, con loro, Donatella Rettore e Renato Zero), per gli Stadio che hanno sempre il loro
perchè, come d'altrode Antonella Ruggero e per Francesco e Roby Facchinetti. Il padre
mi sembra un pimpante fanciullone mai cresciuto e se è questo che gli ha fatto produrre certi
capolavori dei Pooh ben venga. Il figlio, invece, mi sembra uno di quelli che al liceo erano l'anima
della festa, delle bombe di energia, poi si sgonfiano verso i 25 anni. Insomma, davvero un grande
squilibrio e dei due il giovane sembra il padre.
Nella categoria giovani non è che ci sia molto: Elsa Lila ha una bella sigla, un tocco di originalità
per Sara Galimberti che canta il tango e per il ragazzo con la canzone "sociale", come si chiama?
Ah sì Fabrizio Moro.
Il resto? "Non ragioniam di loro ma guarda e passa" direbbe Dante. E' colpa mia se sono allergica
al giovanilismo, qui rappresentato da Paolo Meneguzzi?
Adesso però parola al pubblico: ognuno si sceglierà la canzone che preferisce, legandola anche ai
momenti della sua vita: se personalmente dovessi scegliere fra tutti i Sanremo, quella che mi
ricorda i tempi in cui viaggiavo in pullman per andare al liceo e la mia esperienza a Roma, con
annesso amico Vincenzo, è quella di Minghi e Mietta, la famigerata
ancora ti chiamerò
trottolino amoroso
duddù daddaddà....
Che ci volete fare, in fondo sono una sentimentale!
Ciao e alla prossima
Faby
2月23日 Born to be alive!!!Premetto che non sono una che si fa piacere i bambini per contratto, nè ho intenzione di diventarlo.
Devo dire, però, che quando mi trovo a partecipare, per lavoro, a feste con gli alunni delle scuole
medie ed elementari...come dire, mi sento positiva ed euforica, mi ricordo quanti sogni avevo io
a quell'età (qualcuno l'ho pure realizzato...se qualcuno vi dice che è meglio l'attesa del compimento
è un grande bugiardo).
Se poi c'è la musica e si balla, mi viene voglia di prendere un diario, da perfetta tredicenne, un
evidenziatore o un pennarello coi lustrini e scrivere tipo:
People ask me why I never find a way to stop
and settle down down down
Prendo la strada del centro, stasera non rientro
da te - ormai
, pensieri
distanti da te - ormai
é dissetante gustarsi la gente
tranquillamente così....
Respirerò tutta l'aria che c'è
notte a sorpresa lontano da casa....
Marcondirondirondero
cigola la ruota sul sentiero
5 4 3 2 1 0 si va
ma ce ne vorrà
prima di arrivare....
Marcondirondirondero
chi è più buono ha il cuore più leggero...
Vi lascio con una foto, sempre tratta dal mio archivio di reporter,
scattata proprio ad una festa dei bambini lo scorso 6 gennaio...
alla faccia di chi non mi lasciava lavorare!
Alla prossima da Faby
2月18日 Scendi per le strade, c'è il carnevale...Ciao!
Si avvicina il martedì grasso!
Spero che vela passiate tutti bene fra chiacchiere, farciò
e sfilate mascherate.
Pensandoci bene, non mi metto in maschera dai tempi delle
medie (altra era geologica) e i miei carnevali migliori sono
stati...quelli estivi!
Infatti il carnevale che mi è rimasto più impresso è quello
organizzato, con carri e tutto, a Spotorno, per il ferragosto
1986 (ah, il soave cinguettio degli pterodattili!). Noi dei bagni
Astoria avevamo per tema "Non calpestate le aiuole", ero
vestita da papavero, mentre gli altri erano vestiti da fiordaliso,
margherita, coccinella....
Altra carnevalata notevole è stata quella dell'anno scorso,
organizzata per la festa del mio paese: tema "I grandi film".
Spero rifacciano qualcosa di simile nel luglio prossimo, magari
sul tema "Il Signore degli anelli" così mi vesto da Hobbit.
Visto poi che ci sono sempre gruppi che vanno a vedere i grandi
carnevali tipo Viareggio e Venezia, quest'anno ho la testa
completamente altrove per vicende personali, ma prometto che
se tutto va come deve andare l'anno prossimo ci vado anch'io.
Cmq, poichè al mio paese non è un vero carnevale senza un
giro della Rana, è con lei che vi lascio.
La foto l'ho scattata io, viene dall'archivio della mia attività
di reporter.
Alla prossima
Faby 2月16日 Apertura blogCiao a tutti!
Oggi inauguro il mio blog dove spero mi verrete a trovare
spesso e vi troverete bene.
Lo so, è un po' banale ma altro, per ora, non mi viene.
Alla prossima. |
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