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6月27日 Dal diario della volontaria (5 - gran finale!?!?!)18 – 07 – 2000
Essendo stata assegnata per la terza volta a S. Agnese di via Nomentana, quando chiedono chi vuole andare perché c’é bisogno altrove non mi lascio scappare l’occasione e mi propongo. Una ragazza mi guida così alle catacombe di Priscilla, dove posso vedere il Cubicolo della Velata, la più antica raffigurazione dei Re Magi e comprare una lampada a olio, di coccio, che mi sembra la cosa più bella e significativa da me vista finora. Che impressione, però, pensare che in queste catacombe c’è gente che riposa in pace, o almeno si spera, da 1750 anni! Dopo pranzo, decido di recarmi a S. Lorenzo al Verano: lo devo ai miei amici della parrocchia S. Lorenzo in Mortara, con cui abbiamo fatto tante splendide gite, da quella mulisplendida in Scozia dopo che ho fatto la maturità, a quella ancor più fantasmagorica in Grecia, l’anno scorso, passando per quella in Spagna (la giornata passata a Granada resta una delle migliori della mia vita finora)...e non finisce qui, perché ho già prenotato per andare con loro in Polonia e a Praga, dal 6 agosto. Il viaggio in tram é un po’ lungo. Attendendo che apra la chiesa, visito il cimitero del Verano. La basilica é il festival della roba di recupero: due colonne saccheggiate qui, pezzi di decorazione provenienti da molti altri edifici diversi...e non si può neanche visitare la tomba di Pio IX, perchè é in corso la sua causa di beatificazione. Sono d’accordo con Laura di partecipare insieme alla preghiera di Taizé, in programma alla chiesa del Gesù per le 18.30. Nell’attesa, comincio a recarmi in zona e mangiare un gelato, mentre contemplo i resti dei templi di Iside e Serapide in largo della Torre Argentina. Più che una preghiera, é una seduta d’ipnosi collettiva, o sarò io che sono stanca e non abituata a questo stile. Dopo la funzione, andiamo in pizzeria in via delle Fornaci, poi da lì alla stazione di S. Pietro per accompagnare un’amica che prende il treno per raggiungere il suo alloggio ad Ottavia, un paese fuori Roma e finalmente in caserma. Lì ci aspetta un fuori programma: riunione con la responsabile dopo mezz’ora, per parlare dello sciopero di mezzi fissato per il giorno dopo. Totale: “Non potete rifiutarvi di fare servizio, la complessa macchina del Giubileo ne risentirebbe. Nessuno aiuto in più vi sarà dato, ma conto che riuscirete a fare tutto lo stesso. Qualcosa da dire?” Bimba mia, é mezzanotte, abbiamo girato come le trottole per tutto il giorno, vuoi che ti raccontiamo la favola del lupo e dell’agnello? Almeno facci andare a dormire che domani alle 6 ci dobbiamo alzare....
19 – 07 – 2000
Sveglia alle 6.15, alle 7.05 tutte noi della squadra 15 eravamo nella metropolitana. Siamo andate a Termini, lì c’era il collegamento diretto con l’aeroporto ma non era pagato per i volontari. Allora siamo andate alla stazione Ostiense, ma nel tempo che ci abbiamo messo ad arrivarci il treno era partito, abbiamo dovuto prendere quello di mezz’ora dopo, e siamo arrivate a Fiumicino alle 9 passate invece che alle 8.30. No problem, comunque, perché anche il caposquadra era imbottigliato nel traffico, è giunto dopo le 10 ed un’altra responsabile ne ha approfittato per offrirci una seconda colazione. Ci siamo poi sedute per terra a cantare e, quando il caposquadra è arrivato, abbiamo preso servizio al terminal B. Il pranzo è stato emozionante: essendo in zona considerata sdoganata, con il personale di volo, bisogna fare un mucchio di pratiche burocratiche, tipo una lista dei nostri nomi che il responsabile dei volontari di zona deve presentare, bisogna far controllare le borse, ma si mangia bene. Causa sciopero della metropolitana, siamo dovute scendere alla stazione di Ottaviano S.Pietro e farci 3 o 4 km a piedi per tornare all’alloggio. Le altre volevano andare alle giostre, ma erano troppo stremate.
20 – 07 – 2000
Altra giornata a Fiumicino, ma al terminal dei treni. Bella mattinata, tra un’infortunata da assistere e una traduzione simultanea italiano – inglese inglese – italiano, fatta per un signore che doveva capire le indicazioni dategli dal suo amico via telefonino. Taciamo sul fatto che ho rischiato di non tornare più su dai bagni, causa lampo rotta dei pantaloncini e porta che non si apriva. A pranzo, mi sono sporcata la maglietta, perché la bottiglia dell’acqua è caduta nella pasta: poco male, tornata in caserma l’ho lavata ed è asciugata subito. Da oggi però prometto che, quando prendo la bottiglietta dell’acqua al self service, la terrò sempre coricata….
21 – 07 – 2000
Mattinata in S.Pietro, con smonta alle 14 (quando si fa servizio in S.Pietro e c’é scritto smonta alle 14, non si smonta alle 13.59). D’ora che le mie amiche sarde hanno preso i biglietti per l’udienza generale sono venute le 14.30. Andiamo in Gianicolo, tra la fame e il raffreddore sto in piedi per scommessa. Mi metto in fila piano piano dietro un gruppo di ragazze che parlano una lingua strana (poi ho capito essere romeno). Si procede ad una lentezza esasperante finchè un cameriere chiede all’altro:”A che ora smonti?” “Alle 15. Che ore sono?” “15 meno 5” “Forza venite gente avanti c’è posto”. La fila si sbriga in un attimo, il pranzo mi ristora e, rincuorata, posso andare all’appuntamento con un ragazzo con cui sono in contatto via e-mail. Mi ha detto di somigliare ad uno dei miei eroi di E.R., il dr. Carter. Con la diplomazia che mi contraddistingue, appena lo vedo gli chiedo: ”Scusa, dov’é che tu assomiglieresti a Carter?”. L’appuntamento comunque va bene, neanch’io sono al top dopo un mese vissuto a mille all’ora e per giunta raffreddata, il che mi regala quei tipici segni rossi attorno agli occhi che non fanno certo fashion. Il rapporto, qualunque sia perché né io né lui abbiamo capito come definirlo e a che punto stiamo, continua.
22 – 07 - 2000
Altro servizio in S.Pietro e altra giornata col raffreddore. Al pomeriggio vado a sentire messa in Laterano. Si legge quel bellissimo pezzo di S. Paolo che dice: “Ricorda, mio caro, quello che hai imparato e chi te l’ha insegnato”. Sì, è proprio così: non devo dimenticare, prima di tutto, che noi siamo qui ora, non dobbiamo farci l’alibi del “se fossi altrove” “se fossi un’altra persona” “se fossi in un’altra epoca storica” e non devo dimenticare chi, per la prima volta, mi ha fatto capire che Dio esiste.
23 – 07 - 2000
Oggi possiamo scegliere il punto che vogliamo nella zona “centro storico”, quella del tridente piazza del Popolo – piazza Venezia – piazza di Spagna. Scelgo S. Marco in Campidoglio, dove sto a servire messa, poi chiacchiero col simpaticissimo caposquadra sgranocchiando un pacchetto di taralli preso dal distributore automatico della colazione, perché ho una gran fame da convalescente. Prova ne sia che a pranzo uso due buoni pasto invece di uno. Andando alla toilette, non riesco più ad aprire la porta per uscire: stavolta devo proprio chiamare aiuto e fare scardinare l’uscio, tra l’apprensione delle amiche che erano a pranzo con me. Tornata in caserma, vado per la prima volta in cappella. Il silenzio mi sgombra subito la mente. Avrei dovuto accorgermene prima: vivo in un paese di campagna, in una casa dai serramenti spessi, come vicini immediati ho solo un laboratorio orafo, il quale ovviamente chiude per la notte. Se la signora un po’ dura d’orecchi che sta qualche metro più in là non s’addormenta con la tv accesa, posso godere di pace e tranquillità, sentire il cra cra delle rane d’estate, le strida di rondini e pipistrelli e il cip cip degli uccellini (quanto mi irrita sentirli attaccare a cantare dopo una notte in cui non sono riuscita a dormire...per fortuna non capita spesso). Da un mese, invece, sento sempre rumori: tram, auto, motociclette, strida di gabbiani, per tacere dei caroselli di auto quando aveva vinto la Nazionale....
24 – 07 - 2000
Sono consegnata al magazzino di Via delle Fornaci. Mi preparo elegante per stare dietro al bancone, ma mi mettono nei magazzini a preparare i pacchi per la Gmg del mese prossimo a Tor Vergata: in ogni borsa maglietta, cappellino, libretto, lampada.... Non è poi così male, a parte che una ragazza stonatissima si mette a cantare e se nessuno l’ammazza è proprio perché siamo volontari moooooolto cattolici. Grande pranzo in zona di Porta Angelica, quasi un festeggiamento. Discuto di teologia con Lucia, studentessa pugliese di questa materia che mi ha sfinito a furia di farmi cantare “O mia bela madunina” e di farmi parlare nel mio dialetto, che definisce “puro tedesco” (ma se é mezzo francese e mezzo spagnolo!?!??!?). Tornata nella mia stanza, comincio a preparare la valigia: domani si torna a casa. Laura giura di avermi sentito canticchiare e visto saltellare. Roma è troppo splendida, la responsabile della caserma mi ha chiesto se voglio restare un altro po’ e non avessi già prenotato un altro viaggio lo farei, ma adesso è ora di vedere se casa mia é ancora in piedi. Credevo io di avere il tempo di andare a prendere l’indulgenza in Laterano, mi sbagliavo! Ne perdo un sacco alla stazione Termini, per cambiare la mia prenotazione per il pendolino in una per l’Eurostar, con relativa differenza da pagare, poi mi devo sbrigare perché ho appuntamento a cena con il mio amico dell’altro giorno e una coppia di sua conoscenza. Per fortuna, pensando di andare in Laterano, sono vestita adeguatamente. Mi portano a mangiare la pizza. Quando mi chiedono se l’esperienza nella capitale mi é piaciuta, rispondo loro cantando Venditti: “Ho fatto un sogno e l’ho chiamato Roma”.
25 – 07 - 2000
Ultimo servizio a S.Paolo fuori le Mura. Sto di guardia alla porta santa, quando arriva un gruppo statunitense, credo dal Texas, tutto di disabili, in carrozzella o colle stampelle. Il loro parroco gli fa una predica sul tema “Dobbiamo fare tutti la nostra parte nella vita” che mi commuove. Proprio in quel momento è arrivata un’altra volontaria che mi dice:”Se vuoi andare a prendere l’indulgenza vai”. Non me lo faccio ripetere due volte. Discuto con una volontaria su cosa ci sia ancora da vedere nel mondo dopo una città come Roma: lei, partenopea, mi risponde: “Vedi Napoli e poi muori”. Decido di rimandare il viaggio nel capoluogo campano ancora per un po’. :-PP Alla fine del servizio, arriva mio padre a prendermi, pranziamo al ristorante cinese, andiamo a rendere badge e quant’altro al centro volontari e torniamo a casa. Lasciando la capitale, nella testa ho un retorico Rascel d’antan che canta “Arrivederci Roma”, ma tornerò, spero prima del prossimo Giubileo...una terziaria francescana mi ha detto che la capiremo poi la grazia che abbiamo avuto, perché ci saranno certo altri anni santi, ma solo questo é il 2000. Mi sa che ha ragione.
Bene, fine di questo racconto, tutto basato su fatti realmente avvenuti. Siccome però la storia non é finita qui, a chi ha avuto la bontà di leggere tutte le puntate dico solo Stay tuned....
6月19日 La notte degli esamiAnche quest'anno, scocca l'ora degli esami di maturità: in bocca al lupo di vero cuore a tutti i ragazzi coinvolti, cominciando dal mio amico Pier. Volendo scegliere una canzone da dedicare, ho saltato l'ormai troppo sfruttata "Notte" di Venditti e sono tornata ai tempi del mio liceo, con indimenticabile pullman delle 6.54 (non 53, non 55!)...mi tiri la prima pietra chi non ha mai provato la sensazione qui descritta da Luca Carboni (tratta dallo squisito album "Persone silenziose").
6月8日 La danza della pioggia (!?!?!)E' tutta colpa di Bertolaso!
Effettivamente, da quando il responsabile nazionale di Protezione Civile ha preannunciato un'estate all'insegna della più terribile siccità, ha attaccato a piovere e non ha più smesso, almeno qui da me!ò_ò
Vabbé, visto che Raf e Chagall sono piaciuti, colgo l'occasione per proporvi "La danza della pioggia" e "Lovers in pink"
Pioggia 6月3日 Elogio della fugaHo trovato questo brano tanto tempo fa...venne pubblicato su Sorrisi e Canzoni quando uscì il film "Mediterraneo"
Elogio della fuga
Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa, che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il vento il poppa. La fuga è spesso il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire terre sconosciute che spuntano all’orizzonte dalle acque tornate calme. Rive che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio….
Però, secondo me, non può andare disgiunto dal
Corollario di André Grandier
Una fuga, Oscar? Se fuggire fosse una soluzione, io sarei fuggito da te tanto tempo fa....
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