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5月26日 E gli altri...dormono.Una canzone che, per me, rappresenta i tempi del liceo...ve l'immaginate ascoltarla la mattina, sul pullman, quando é inverno, il sole deve ancora sorgere e c'é un nebbione come solo da noi in bassa Padania? La accoppio a "Lovers in the moonlight" di Marc Chagall (se potete, andate a vedere la sua mosta al Vittoriano, che merita solo!). Ma ora, il microfono a Raf...
e gli altri dormono 5月18日 Poesia d'amore
5月9日 Dal diario della volontaria (4)11 – 07 – 2000
Dopo una mattinata di semi pausa, tra il bucato e il fumetto che mi leggo sulla panchina di un viale alberato, pomeriggio a S. Paolo fuori le mura. Essendo la festa di S. Benedetto (io sapevo “S. Benedetto, la rondine sotto il tetto” ma pare abbiano spostato le date) c’é in visita il coro dell’Alabama per celebrare i solenni vespri cantati.
12 – 07 – 2000
Ancora a S. Paolo, ci facciamo pure qualche foto tra volontari, poi mi sbrigo a mangiare per andare al cinema. Voglio vedere “Mission impossible 2” e lo spettacolo delle 15 si paga meno, come ho notato nella pagina degli spettacoli sul quotidiano che ho comprato. Non é un problema trovare il film: lo danno al multisala di corso Giulio Cesare. Che dire? Tom Cruise mi sta simpatico dai tempi di Top Gun.... Uscita dal cinema, noto per terra un sacco di foglie e rami spezzati degli alberi: il cielo é nero, sembra ci sia stata la tempesta. Tornata in caserma...sorpresa! Ho una vicina di letto, Laura di Udine, studentessa universitaria appassionata di architettura che non vede l’ora di vedere S. Pietro e Cappella Sistina restaurati.
13 – 07 – 2000
La mia assegnazione di oggi é S. Agnese di via Nomentana. L’unico problema é capire quale sia il tram giusto da prendere fra i molti che affollano piazzetta dei Cinquecento, quella di fronte alla stazione Termini. Per fortuna ci riesco: la zona é molto chic, ricca di ville con giardino e campi da tennis, a differenza della Ostiense, zona popolare. Incontro gli amici, perché tali siamo diventati facendo sempre servizio insieme e, dopo una ventina di minuti passati davanti ad un portone ci accorgiamo che ooops...non é quella l’entrata giusta! Il posto é carino: si compone del mausoleo di Santa Costanza, figlia di Costantino (propriamente dedicato alla sua santa patrona, per non esaltare troppo una comune mortale), dell’aggraziata chiesetta di Sant’Agnese con il suo matroneo e delle catacombe. Data la scarsa affluenza di pubblico, mi faccio un giro guidato di queste ultime, che quasi mi diverte quando scopro che sulla tomba, per esempio, di un salumiere c’é una targa raffigurante un prosciutto, su quella del muratore una che rappresenta una cazzuola e così via. Un piccolo brivido invece mi prende quando la guida racconta che gli antichi Romani non usavano portare i fiori ai loro morti, ma fare il refrigerium, un piccolo pasto, perché credevano che i morti continuassero a mangiare. A proposito di mangiare, finito il servizio festeggiamo l’imminente partenza degli amici siciliani a suon di krapfen, in un negozietto di via Barletta.
14 – 07 – 2000
Allons enfants de la patrie! In realtà, non so perché, ho in testa la Marcia imperiale di Guerre Stellari, ma mi avvio comunque verso largo della Torre Argentina. Entro in Feltrinelli perché ho visto un libro che mi interessa, intitolato “L’eroe dei mille volti”. Chiedo al commesso e quando mi risponde: “Certo, venga, sezione psicologia” capisco di essere un caso veramente ed altamente patologico. Studiare psicologia é un mio pallino fin dai tempi del liceo. Purtroppo, nel 1994, quando ho dato la maturità, era possibile farlo solo a Torino, dove il rettore non garantiva né esami né aule né niente, Roma e Padova. I miei si sono rifiutati di mandarmi “così lontano” e mi hanno imposto di scegliere “quello che mi spiaceva meno” fra quanto offriva l’università più sotto casa, cioè Pv. Ho così ripiegato su filosofia ad indirizzo psicologico e fatto diligentemente molti esami, ma sempre con quell’uovo sodo, per dirla con Virzì, che non se ne andava giù. Ma insomma, ero cresciuta bene, a suon di cartoni animati come Gundam, dove a parte uno strepitoso Char sotto la doccia, c’era un Peter Rei che, nel suo piccolo, saltava dentro al robot mai visto prima, con il manuale delle istruzioni sulle ginocchia, pigiava qualche tasto qua e là e cominciava a pilotarlo portando tutto a buon fine. Possibile che la vita “reale” fosse solo un interminabile elenco di difficoltà, una più insormontabile dell’altra, pronte a piombarti addosso come il lupo su Cappuccetto Rosso appena esci dalla porta di casa? Nel ’97 ero in vacanza in Toscana, dalla zia. Stavamo rincasando dalla cena in piazza organizzata per la festa del paese, dove ero seduta davanti al Marchese della Suvera, quando mio padre ha acceso la televisione: trasmettevano la gmg di Parigi. Mi son ritrovata a pensare che allora la vita era veramente una cosa semplice, se tante persone, tanti giovani, potevano prendere e riunirsi, che forse qualche gufaccio e corvaccio di malaugurio, di quelli che sanno solo ripeterti “lascia stare, non ce la farai mai, non esiste” poteva essere messo a tacere. Sono andata a letto e ho fatto un giuramento modello Rossella O’Hara “giuro che i nordisti non mi avranno”: avrei fatto psicologia a costo di aspettare dopo la pensione, o meglio di trasferirmi a Roma. Forse, anzi certamente, c’era Qualcuno in ascolto, perchè l’anno dopo, il giorno del mio compleanno, quindici giorni dopo che avevo sostenuto l’ultimo esame, m’é arrivata una lettera con tanto di bollo “Alma ticinensis universitas”, dove si annunciava con gioia l’apertura della facoltà di Psicologia, con grandi sconti per chi, come me, provenisse da filosofia ad indirizzo psicologico presso la stessa università. Mi sono presa un anno per dare tre esami: due storie per l’abilitazione all’insegnamento e fisiologia, per poter passare a Psicologia. Mi sono laureata nel febbraio scorso. A quanto pare, se ci penso pure nel mezzo della più bella vacanza della mia vita, la seconda laurea in psicologia é proprio il mio destino: non so ancora bene come finanzierò questa nuova avventura, ma direi che merita almeno un tentativo. Tanto più che anche mio fratello vuol studiare Psicologia, così ci passiamo i libri (che costano), inoltre il passaggio con gli sconti non varrà per sempre...insomma, quando mi ricapita un’occasione simile? Con il libro nella borsa ed una nuova consapevolezza nel cervello, vado a visitarmi la mostra “Codice Beta”, ricca di antichi e preziosi manoscritti. Nel pomeriggio devo fare servizio in S. Pietro: ci sono due volontari provenienti dalla Mongolia, che parlano italiano splendidamente e un cileno, Pablo Emilio. Quest’ultimo commenta divertito fra sé: “Porta Santa, Scala Santa...ma non ci sono un po’ troppe cose sante?”. Ficco la mia borsa fra due colonne, dove posso tenerla d’occhio e mi metto a fare il mio lavoro di pattugliamento, quando tra gli addetti alla sicurezza si scatena il panico: “Di chi é questa borsa?” Chiarito l’equivoco, vengo invitata a lasciarla al guardaroba sorvegliato. La giornata scorre con una certa tristezza: domani gli amici con cui ho fatto sempre servizio in questi ultimi giorni andranno a casa, possibile sentire già la mancanza di gente che si conosce da pochi giorni? Finisco il servizio reggendo una fiaccola per una suggestiva preghiera della sera. Andando a cena in Gianicolo, mi ritrovo a tavola con Amanda e con Jane Marie, o meglio Jamie, Schoonover, non crocerossina, come ci tiene a precisare, ma nurse teacher, maestra delle infermiere, attualmente residente in Texas per stare accanto al marito militare. Scatta naturalmente l’English conversation, al termine della quale ci godiamo la visione della “nostra” piazza S. Pietro illuminata.
15 – 07 – 2000
Blanda mattinata passata con Laura a scrivere cartoline in piazza della Città leonina: una alla signora che mi ha pagato la borsa di studio, una ai vicini di casa, una a M. (povera cara, chissà come sta suo padre? Ha una malattia degenerativa del cervello, gli hanno sbagliato i medicinali, causandogli il collasso, l’hanno ricoverato e gli sono venute le piaghe da decubito, poi infettate da un fungo che provoca cancrena gassosa...lei é pure figlia unica e sua madre passa da una crisi depressiva all’altra). A P. cosa scrivo? “Me l’hai fatta bella a lasciarmi in mezzo ai guai, senza concedermi neanche la soddisfazione di dirti salti tu salto anch’io, a parte che a quei tempi il film Titanic non era ancora uscito?” Ma no, ripieghiamo su più neutri saluti e baci. Il servizio pomeridiano é indicato come via della Lungara n.143. Partendo dal Brek dove avevamo pranzato, con Laura raggiungiamo la via, che corre parallela al Tevere, vediamo la targa che indica la casa natale di Claudio Villa, ma non riusiamo a trovare il 143. Andiamo avanti e indietro, ci ritroviamo di nuovo vicinissime al Vaticano, chiediamo anche ad un vigile: nulla. Alla fine capiamo che non é il civico 143, ma il 47, una chiesa dove c’é una mostra di cartoline disegnate dalle detenute madri. D’altronde, essa si trova a due passi dal carcere di Regina Coeli. Non viene molta gente e sono talmente stanca che dormicchio seduta su una panca.
16 – 07 – 2000
In mattinata, mi concedo una messa alla chiesa del Gesù, un giro “politico” in via delle Botteghe Oscure e una mostra dedicata ai SS. Pietro e Paolo: m’é rimasto impresso uno splendido pavone di bronzo, proveniente dall’antica basilica di S. Pietro di cui era esposto un modellino. Nel pomeriggio sono di nuovo a via della Lungara, con tutta la squadra 15, come é definito il gruppo di ragazze con cui faccio servizio adesso. Arriva una signora: in breve capiamo che é una senzatetto la quale, con una scusa, vuole stare lì tutto il tempo. Non sappiamo come fare (d’altronde due di noi hanno solo 18 anni). Per fortuna arriva il parroco della chiesa a risolvere la questione. Finito il servizio, andiamo a farci le foto in piazza S. Pietro. Mi tocca aspettare un po’, intanto che le altre vanno a messa in via della Conciliazione, perché poi abbiamo deciso di andare a cena tutte insieme al ristorante cinese.
17 – 07 – 2000
Mattinata a S. Agnese di via Nomentana, con ben poco da fare. La stanchezza comincia a farsi sentire, la data del rientro a casa si avvicina.... Nel pomeriggio Laura decide di andare in un parco con una altra nostra compagna di camera. Torna mentre mi sto svegliando da tre ore di sacrosanto pisolino e si lamenta perché l’altra non l’ha lasciata dormire. Le faccio dolcemente presente che se fosse restata con me non l’avrei disturbata affatto....
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