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4月29日 Incontro col ministro Livia TurcoQuesta, per me, é proprio un'epoca di grandi incontri: dopo il Papa, visto sabato 21, lunedì 23 ho potuto stringere la mano al ministro della Sanità (non é stato difficile, mi sono semplicemente messa in fila dietro le varie autorità:-PPP). L'on. Turco é venuta ad inaugurare la nuova ala degli istituti geriatrici, che costituiscono la principale attività economica e fonte di posti di lavoro del paesello dove abito. Strana la consonanza fra le parole del ministro e quelle di Benedetto XVI: "Bisogna stare vicini vicini, senza la comunità non si fa niente". Segno che l'individualismo rampante all'americana di qualche decennio fa sta finendo o segno di una resa? Io spero nella prima soluzione. Poi si sa che l'arte della politica é dire una cosa davanti e l'altra dietro, a seconda di come tira il vento, fin dai tempi del famoso Giolitti Bifronte, o anche prima. Vedremo.
Ciao da Faby 4月24日 Stamattina ho la testa in Inghilterra!Ancora Amedeo Minghi...lo so che non é propriamente l'ultima moda punk, ma si abbina bene al quadro di Renoir "Jeunes filles au piano". Prometto, la prossima volta che i miei pensieri prenderanno la via di Preston (che é fra Liverpool e Manchester) ci metto "Joining you" di Alanis Morissette.
Emanuela Ed Io 4月23日 Il Papa a VigevanoQuello di sabato é stato un pomeriggio veramente speciale: Benedetto XVI é venuto, anche se solo per poche ore, a Vigevano.
L'ultimo Papa a visitare la città era stato Martino V, che ci si ritrovò un po' per sbaglio nel 1418.
Cornice dell'evento, ovviamente, é stata la multisplendida piazza Ducale (consiglio di visitarla a chi ancora non l'ha fatto).
Ho partecipato con un gruppo di amici della mia parrocchia, armata di scarpe comode e bottiglia dell'acqua (eravamo già ai nostri posti in piedi alle 14.20, quando il Santo Padre non era ancora partito da Roma...é arrivato alle 17.15, con mezz'ora di ritardo sul previsto).
Eravamo in una posizione piuttosto buona: la zona destinata alla nostra parrocchia era nella seconda metà della piazza, ma siamo arrivati in tempo per accaparrarci uno spazio alla transenna e vedere cosa succedeva sia dal vivo che su maxischermo.
Abbiamo avuto tutto il tempo di provare la coreografia con sventolio di fazzoletti (i nostro erano arancio, ma ce nerano di verdi, rossi, blu, fucsia....), di farci la foto di gruppo (appena me la mandano la pubblico) e di vedere i doni per il Pontefice: l'icona dono delle suore di clausura, il paio di scarpe rosse in pelle di canguro dono del consorzio calzaturiero....
Ci sono stati anche diversi "falsi allarmi": ogni volta che un elicottero passava in cielo partiva lo sventolio di fazzoletti con contorno di urla: ma erano solo gli elicotteri della scorta, perchè Benedetto XVI é arrivato con un corteo di 29 persone, tra cui don Georg (il suo segretario, quello giovane e carino), il suo medico, un po' di gendarmeria pontificia....
Finalmente, come dicevo, l'illustre ospite é arrivato e ha preso posto sull'avveniristico palco progettato per lui: sarà retorico e banale, ma é un'emozione pensare che il Papa é venuto a trovarti.
Nell'omelia, ci ha raccomandato di stare vicini vicini, perché la famiglia é cellula fondamentale della società (Santità, é vero, ma dovremmo aprire un lungo discorso sulla parte che ognuno recita nella commedia umana e sulle famiglie di fatto, anche lasciando stare Pacs e Dico).
Un'altra grande emozione l'ho avuta nel vedere tanti giovani che avevano ancora le maglie e i cappellini del Giubileo...sarà perché fu l'ultimo momento prima delle Torri Gemelle, sarà perchè sarà, mi sa che a parecchia gente, me compresa, occorreranno diverse reincarnazioni per scordare il 2000...ma a ben guardare, perché dovremmo?:-PPPPP
Poi il Papa é ripartito subito per Pv, dove gli hanno preparato una messa agli Orti Borromaici molto più formale e compita, con tanti simboli romanici e longobardi, gente in età ecc.ecc. Senza falsa modestia, però, posso dire che noi abbiamo offerto al Santo Padre uno dei più bei pomeriggi della sua vita!
Appena risolvo un piccolo problema pubblico l'album di foto.
Ora vado che ho l'incontro col ministro Livia Turco...un altro tassello per quel libro "Io li ho conosciuti tutti", in puro stile Enzo Biagi, che un giorno voglio scrivere.
A presto da Faby
4月17日 Voglio andare in vacanza!:-PPPEh sì, credo al destino, ma a volte aspettare che si compia é estenuante. Prima di lasciare la parola ad Amedeo Minghi, vi informo che il quadro in questo intervento é "Bambine sulla spiaggia" di Mary Cassat.
Quando l’estate verrà
4月11日 Dal diario della volontaria (3)04 – 07 – 2000
Ormai il Divino Amore lo conosco come le mie tasche, così, tra lo stare attenti che nessuno entri al santuario nuovo col cane, distribuire volantini e servire la messa, la mattinata passa che è un piacere. Dopo pranzo, nonostante il cielo grigio, vado a vedere i quadri del Caravaggio in S. Luigi dei Francesi, che è nella zona di piazza Navona. Certo, ho scelto proprio il momento migliore per ritrovarmi di fronte alla libreria francese con una simpatica scolaresca di bimbi francofoni...se ripenso all’altra sera mi bolle ancora il sangue! Ritrovo però subito la pace mettendo la monetina nell’apposita apparecchiatura ed illuminando i capolavori di Michelangelo Merisi, davanti ai quali medito un po’ sulla vita in generale e più in particolare sul perchè quello che ho studiato con tanta pena e fatica mi sembri tanto semplice e naturale visto dal vivo.
05 – 07 – 2000
Mercoledì, udienza generale in piazza S. Pietro con Giovanni Paolo II! Mi trovo là per tempo, accanto ad una transenna come mi era stato consigliato e inganno l’attesa con una rivista che ho comprato, dove si parla della recente scomparsa di Vittorio Gassman e dell’imminente uscita di Mission Impossible 2, il film con Tom Cruise. Riesco a vedere il Papa da vicino mentre lascia la piazza con la sua papamobile: mi sembra parecchio sofferente. E’ stato lui a darmi il vero senso del Giubileo, quando ho visto l’espressione sul suo viso, mentre arrivava sull’altare per celebrare la messa di apertura dell’Anno Santo: nonostante la fatica, era il manifesto del “Ce l’abbiamo fatta!!!”. Che il Signore ce lo conservi ancora un pezzo, ne abbiamo bisogno, anche i miei nonni che lo sentono vicino perché é del 1920 come loro. Vado in Gianicolo a mangiare un po’ in fretta, per potermi subito tuffare in una metropolitana zeppa fino all’inverosimile di giapponesi, coreani e quello che sono (per fortuna si svuota mezza alla fermata Termini) ed essere puntuale al servizio in S. Giovanni in Laterano, anzi cominciare un po’in anticipo, già che c’ero. Ci sono in visita frotte di polacchi, domani é il loro Giubileo particolare. Dicono che hanno affrontato molti sacrifici per venire, perchè il viaggio costa un milione di lire e lo stipendio medio in Polonia è di 500 mila lire, ma quando gli ricapita un altro Giubileo con un Papa loro connazionale? Fermo, fra di loro, una suorina il cui velo mi sembra pieghettato in maniera particolarmente originale...la poverina si spaventa. Per fortuna ha vicino una ragazza che parla inglese e posso spiegare che semplicemente mi punge vaghezza di sapere di quale Ordine faccia parte. “Madre di Cristo tre volte ammirevole” è la risposta. Da quando sono nella capitale ne imparo una ogni giorno: mai avrei creduto che esistessero tanti differenti Ordini di suore. Verso le 18 mi viene la balorda...ne approfitto per fare pausa andando al pronto soccorso dell’Ordine di Malta, dove mi faccio disinfettare una piccola piaga sull’alluce. Ripreso il mio posto di combattimento, vengo avvicinata da una mia compagna di stanza che mi chiede a bruciapelo: “Sai dove siamo di servizio domani?” “In S.Pietro”, rispondo io, che ci speravo, visto che in due settimane non c’ero ancora stata. “Sì – continua lei – ma prova a dire a che ora” “Le 5 del mattino” butto lì io, per scherzare. “4.30” precisa lei, serissima. Meglio non pensarci...calcolando che smontiamo alle 19.30, bisogna prendere il tram e andare a mangiare al Brek, poi prendere un altro bus, farsi il magnifico tragitto Teatro Adriano – piazza Cavour e tornare in caserma, dove bisogna rifarsi i letti colle lenzuola pulite...non resta molto tempo per dormire, anche se io sono una che non ha mai avuto problemi a prendere sonno.
06 – 07 – 2000
Evvai...il pullman passa a prenderci mentre il mio cervello inalbera ancora il monoscopio ( la mia mente detesta aprire bottega prima delle 9, 10 del mattino)...quelle che devono fare le ottimiste allegrone a tutti i costi non mancano mai e mi irritano un po’. Giunti in piazza S. Pietro, scopriamo che potevamo dormire tranquillamente un’ora di più: la levataccia era perchè si pensava dovessimo mettere giù le sedie, che invece sono già a posto. Cerco di sedermi e non pensarci, mentre l’alba arriva piano piano dal fondo di via della Conciliazione. I servizi da fare sono sostanzialmente due: metal detector (obbligatorio in ogni cerimonia con il Papa da quando gli é stato fatto l’attentato nel 1981) e controllo della folla che prenderà posto via via. Scelgo il primo dei due servizi, il che mi costa i 100 minuti più vigliacchi della mia esistenza: bisogna fare lasciare giù alla gente sgabelli, ombrelli e quant’altro possa fare da corpo contundente, loro però non parlano in inglese e io non parlo polacco. Le loro borse a volte si aprono, lasciando uscire bottigliette d’acqua o panini mezzi mangiati non avvolti nella carta...per fortuna, passata la sfuriata, noi del metal detector possiamo sederci all’ombra, mentre inizia la sfida per i colleghi che devono far cordone in piazza, con il sole che progressivamente sale nel cielo, diventando sempre più caldo. S. Pietro è un tripudio bianco e rosso. Ovviamente i riti son tutti parlati in polacco stretto, ma capisco le tre parole “Jesus” “Shabbat” “Sinagog” e penso di poter dedurre che si parli di quando Gesù entrò in sinagoga in giorno di sabato a leggere il rotolo del profeta Isaia, dicendo poi: “Oggi si è compiuta la parola che avete ascoltato”. Ho anche tempo di discorrere con un carabiniere, il quale sostiene che non si può, essendo veri romani, non tifare Roma e si lancia in un panegirico di Totti. Finita la cerimonia, vado a cercarmi un orologiaio nella zona dei Borghi, perchè mi si è fermato l’orologio e devo cambiargli la pila, poi posso pranzare e tornare nella mia stanza per un meritato sonnellino pomeridiano...le altre chiacchierano ma non mi danno fastidio, neanche quando mi sveglio per cena e mi dicono: ”Ehi, ma hai trovato il sonno sotto il cuscino?” Noto con piacere che le più spiritose delle 4.30 adesso sembrano zombi :-PP
07 – 07 – 2000
Ancora al Divino Amore: i due coniugi sessantenni di Strona Biellese che spesso fanno servizio insieme a me dicono che é il posto più bello di Roma...ormai ne conosco ogni centimetro, comprese le foto sotto l’arco, che ricordano quando il Papa pregò per salvare Roma dalla II guerra mondiale.
08 – 07 – 2000
Credo di stare battendo un qualche record come volontaria che é stata mandata più volte al Divino Amore in 15 giorni.... Stamattina c’è un matrimonio: si tiene giù nella cripta, vicino alla tomba del fondatore del santuario, don Umberto Terenzi e vi partecipa gente che evidentemente non va mai in chiesa, perché non si ricorda neanche più il Padre Nostro...scarsoni!:-PP Alle 11.30 circa, squilla il telefonino ad una delle ragazze sarde che sono lì di servizio: é la responsabile della caserma dove alloggio anch’io, vuole che, visto che partiranno oggi per tornare a casa, sgomberino la loro stanza entro mezzogiorno, come da regolamento, cosa peraltro impossibile in natura. Non è comunque un motivo sufficiente per privare tutta la squadra di un lauto pranzo – festeggiamento ad un ristorante sardo, dopo il qual posso dedicarmi con calma a farmi cambiare il badge in via delle Fornaci (scade ogni quindici giorni) e a cercare una fumetteria. Giro tutto il quartiere come una trottola, per poi scoprire che è in via degli Scipioni, traversa di viale Ottaviano. Mi metto comoda nella mia stanza a leggere, quando...sorpresa sorpresa! Il responsabile di redazione del fumetto che sto leggendo ha pubblicato una mia lettera, che io in realtà gli avevo mandato col curriculum per cercare lavoro. La sera parlo al telefono con mio fratello, che esordisce con un melodrammatico: “Fabiana, stai parlando con un uomo distrutto!” perché ha appena dato l’ultimo esame che si era preparato per la sessione estiva all’università.
09 – 07 – 2000
Soleggiata mattinata di servizio in S. Pietro, servizio “No shorts”, ovvero controllare che nessuno entri sbracciato o coi pantaloncini in basilica. Incontro alcune signore coi bimbi piccoli, che mi insegnano che in inglese “passeggino” si può dire “buggy” e una signora italo - americana, che mi racconta di essere lì coi nipoti, i quali non parlano italiano, perchè il padre ha impedito alla madre di insegnarglielo: voleva sempre capire cosa si diceva in casa. “Male ha fatto!” è il suo commento. In effetti, al giorno d’oggi sapere una lingua straniera, soprattutto poco diffusa, può essere molto utile. Il sole che mi picchia sulla testa a lungo andare mi fa venire la balorda, così mi faccio dare il cambio da un altro volontario e passo a lato della basilica, dove c’è l’ascensore per i disabili. Nel pomeriggio, visito la chiesa di S. Croce in Gerusalemme, bella e tutta marmi, che è nella zona del Laterano. Fra le due basiliche c’è anche uno splendido parco giochi per rilassarsi.
10 – 07 – 2000
Ancora in S. Pietro: stamattina però devo stare attenta che nell’ala di Carlo Magno entri solo chi si deve confessare, non i giapponesi colla macchina fotografica, che se gli si dà il permesso di fare un passo oltre il cancello scappano via. E’ in programma anche un evento: il matrimonio del giocatore della Roma Vincent Candela. Verso le dieci, inizia la mobilitazione: per la sicurezza dei presenti sono stati mobilitati quelli dell’opera di S. Pietro, moltissimi di noi volontari e una squadra di guardie del corpo assunte privatamente. Non riesco a vedere né Totti né Zidane, che vengono fatti passare per altri ingressi, ma almeno, dopo due ore di picchetto assolutamente immobile, vedo gli sposi e le loro damigelle. Finito il corteo, accompagno la famiglia norvegese che è stata dietro di me tutto il tempo a mettersi in coda per salire alla cupola. Fa un po’ strano sentire dei bambini scandinavi chiedere di Toldo (visto che parlano in inglese, gli ho spiegato che non c’é, perchè si è sposato da poco pure lui) e di Totti. Non salgo sulla cupola, non m’interessa: a parte che per noi volontari l’accesso potrebbe essere gratuito, dipende da chi c’è alla biglietteria, una mia amica mi ha avvisato di non cedere alla tentazione, perchè il passaggio é stretto e disagevole, bisogna fare più di 300 scalini. Preferisco rilassarmi al fresco, vicinoalla fontana che c’é accanto all’uscita delle tombe papali. Al pomeriggio, decido di andare all’abbazia delle 3 fontane con Raffaella, una giovane signora che abita nella zona del lago di Viverone, volontaria pure lei. Bisogna andare a S. Paolo fuori le mura poi prendere un altro tram, perché il posto é proprio sotto il cartello con la scritta “Roma”, ma ne vale la pena. Ci sono tre chiese: una molto buia, una che sorge proprio sul sito dove S. Paolo fu decapitato e la sua testa mozzata fece tre salti, facendo sgorgare tre fontane nei punti dove toccò terra e la terza, dedicata ai martiri, a cui si accede salendo una lunga scala ripida. Penso che il martirio, in senso cristiano, nasca solo se c’è l’incontro con qualcosa di vivente. Nessuno farà mai certi sacrifici per un principio astratto.
4月7日 Buona Pasqua! ^_^Per festeggiare degnamente,scelgo una vecchia ballata del Medioevo inglese, ispirata ai Vangeli apocrifi.
Siccome poi una sopresina nell'uovo ci sta sempre bene, eccomi ritratta al S. Sepolcro di Gerusalemme,
che ho avuto la fortuna di visitare l'anno scorso. Enjoy!
THE CHERRY – TREE CAROL
Joseph was an old man, and an old man was he, When he wedded Mary, in the land of Galilee.
Joseph and Mary walked through an orchard good, Where there was cherries and berries, so red as any blood.
Joseph and Mary walked through an orchard green, Where there was berries and cherries, as thick as might be seen.
O then bespoke Mary, so meek and so mild: “Pluck me one cherry, Joseph, for I am with child.”
O then bespoke Joseph, with his words most unkind, “Let him pluck thee a cherry that brought thee with child.”
O then bespoke the babe, within his mother’s womb “Bow down then the tallest tree, for my mother to have some.”
Then bowed down the highest tree unto his mother’s hand; Then she cried: ”See, Joseph, I have cherries at command.”
O then bespoke Joseph: “I have done Mary wrong; But cheer up, my dearest, and be not cast down.”
Then Mary plucked a cherry, as red as the blood, Then Mary went home with her heavy load.
Then Mary took her babe, and sat him on her knee, Saying: “My dear son, tell me what this world will be.”
“O I shall be as dead, mother, as the stones in the wall; O the stones in the streets, mother, shall mourn for me all.”
“Upon Easter – day, my uprising shall be; O the sun and the moon, mother, shall both rise with me.” 4月3日 Le parole che non ti ho dettoSi parlava di parole inutili, di cose non dette...ultimamente ho pensato a cosa non ho detto ad una persona a me molto cara,
perché in questo periodo gli sconvolgimenti della vita mia e sua hanno un po' incrinato il nostro rapporto e ho concluso...che ho fatto
benissimo a tacere!:-PPP
Però però un piccolo sassolino nella scarpa c'é e lascio quindi la parola a Tiziano Ferro, che si saprà spiegare molto meglio di me:
Ora che sarai un po' sola 4月1日 Pesce d'aprileIn questo mix di acqua, pesci e palme, ricordate il proverbio:
anche un maiale sa arrampicarsi sugli alberi se viene adulato!
Ciao da Faby |
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