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日志


3月29日

The year of the cat

Un po' perché abbiam parlato di musica con un amico
un po' perché é primavera
un po' perché é in linea con la serenità e le cose belle di voglio cui sia pieno il mio blog...
insomma beccatevi sta canzone e chi vuole può cantare^_^
 
On a morning from a Bogart movie
In a country where they turn back time
You go strolling through the crowd like Peter Lorre
Contemplating a crime
She comes out of the sun in a silk dress running
Like a watercolour in the rain
Don't bother asking for explanations
She'll just tell you that she came
In the year of the cat

She doesn't give you time for questions
As she locks up your arm in hers
And you follow 'till your sense of which direction
Completely disappears
By the blue tiled walls near the market stalls
There's a hidden door she leads you to
These days, she says, I feel my life
Just like a river running through
The year of the cat

Well, she looks at you so cooly
And her eyes shine like the moon in the sea
She comes in incense and patchouli
So you take her, to find what's waiting inside
The year of the cat

Well, morning comes and you're still with her
And the bus and the tourists are gone
And you've thrown away your choice and lost your ticket
So you have to stay on
But the drum-beat strains of the night remain
In the rhythm of the new-born day
You know sometimes you're bound to leave her
But for now you're going to stay
In the year of the cat
3月19日

Dal diario della volontaria (2)

29 – 06 – 2000

 

Essendo i santissimi Pietro e Paolo, avendo alcuni amici e conoscenti chiamati Pietro e Paolo, essendo che io S. Pietro non l’ho ancora visto, oggi sono consegnata... a S. Giovanni in Laterano.

Vabbé, le consegne non sono contrattabili e per chi non si presenta puntuale a prendere servizio per due o tre giorni di fila c’è il foglio di via obbligatorio.

Devo montare in servizio alle 13, ma vado sul posto già dal mattino, così mi giro ben bene tutto il complesso: battistero, museo della cattedrale, che per i volontari è gratis, con gli arazzi e il più antico trono papale mai giunto fino a noi, edificio della Santa Scala ....

La chiesetta (mi piace chiamarla così con affetto, stima e simpatia) offre un gran bel colpo d’occhio, tutta barocca com’é, coi suoi apostoli di marmo bianco...piove parecchio, ma per fortuna ho sempre con me il mio fido ombrello pieghevole azzurro a rose bianche, che mi segue da sempre nei miei viaggi. Quando vado in giro, ho sempre cura di scegliere solo borse in cui possa stare.

Prendendo servizio, noto subito quanto sono esigenti e pignoli i caposquadra, quelli da cui si prendono gli ordini della giornata. Ce n’é pure uno che somiglia a Massimo Ghini. Certo, qui siamo alla Sacrosanta Basilica capo e madre di tutte le altre, ma non esageriamo! 

Il pomeriggio scorre tranquillo, tra il controllare che la gente entri dalla Porta Santa ma non ne esca (una volta entrati nella grazia del Cristo, non se ne vorrà mica uscire!), distribuire volantini, fare la guardia alla splendida cappella Torlonia tutta dorata o alla tomba di Papa Martino V Colonna e informarsi sui successi della nostra Nazionale agli Europei...riesco pure a trovare il tempo per infrattarmi dietro un portone e fare una telefonata di auguri alla mia amica, per la sua laurea in Giurisprudenza.

 

30 – 06 – 2000

 

Con le amiche pugliesi, decidiamo di andare a visitare i musei vaticani. Peccato solo ci tocchi pagare, ma i musei sono gratis solo l’ultima domenica del mese: l’ultima di giugno è stata il giorno del mio arrivo e l’ultima di luglio non sarò più qui.

Beh diciamolo: in ogni parte del mondo è possibile costruire un edificio in cui alloggiare reperti storici, ma in quale altra nazione ci sono ambientazioni come quelle italiane? Voglio dire: i musei, secondo me, meritano una visita solo per le preziose stuccature e affrescature lungo i soffitti!

C’è pure l’ala delle carte geografiche, dove trovo rappresentato anche il mio paesello.

Entrare nella sala dove è dipinto l’angelo che libera S. Pietro dal carcere è un’emozione unica, vedere poi la Scuola di Atene di Raffaello, che rappresenta la filosofia in cui sono laureata...della cappella Sistina dirò una sola cosa: ho avuto, per la seconda volta in vita mia, la prova provata dell’esistenza di Dio.

Dopo il pranzo in Gianicolo, abbiamo preso il tram e ci siamo recate al lavoro in S. Maria Maggiore: bellissimo quando una signora, evidentemente italo – americana, é scesa nella cripta del Presepio, dove stavo di guardia e mi ha avvicinato chiedendomi: “Comm s’appicc...?”

“You wanna know how to light the candles?” le ho chiesto io.

“Ah, perfect!” mi ha risposto e le ho mostrato come accendere le candele votive.

Commetto una gaffe che fa mugugnare le mie amiche pugliesi, perchè invece di andare a prendere il tram alla fermata più vicina, quella della stazione Termini, faccio fare loro un po’ più di strada fino ad un’altra fermata. Ma che ci vogliamo fare, son felice come un fringuello, mi sento un anatroccolo alla scoperta del mondo....

 

01 – 07 – 2000

 

Oggi l’ordine è di presentarsi per le 8.30 a S. Paolo fuori le mura. Il vademecum consiglia di andarci con la metropolitana, ma opto per il magnifico tram che parte da viale Leone IV, in fondo a corso Giulio Cesare, fa via della Conciliazione, Trastevere, Piramide Cestia e arriva davanti alla basilica. Ci mette una mezz’oretta, ma io mi sono alzata per tempo e non ho fretta.

Arrivare di buon mattino, in un giorno di sole, nel verde e fresco giardino antistante la basilica è un’esperienza magica. Sono in gruppo con alcuni ragazzi tedeschi, con cui ho un rapporto stupendo: io non parlo la lingua di Goethe, loro non sanno una parola di italiano, ma ci capiamo con un po’d’inglese e decidiamo che loro manderanno da me chi,  avendo bisogno di indicazioni, parla in italiano e io manderò da loro chi parla tedesco o comunque non capisce le tre lingue segnalate dal mio badge, quelle in cui mi sono dichiarata competente: italiano, inglese e francese. Con i tedeschi in genere lavoro bene: loro, per esempio, sanno che non si entra in basilica sbracciati e, anche se fa caldo, si preparano con giacchette, pantaloni allungabili...così si evitano le manfrine che vengon fuori con gli italiani, durante quello che potremmo definire servizio “no shorts!”

Penso che questi ragazzi abbiano avuto un grande coraggio a venire a fare i volontari in un Paese di cui non parlano la lingua. Certo, le regole sarebbero state di non accettare nessuno che non sapesse almeno un po’ d’italiano, ma poi la norma è stata un po’ aggirata perchè la lingua di Dante non è particolarmente diffusa.

Nel pomeriggio, in caserma, parlo con Amanda, una romantica signora inglese che da una quindicina d’anni vive nella zona di Parma e ha deciso di licenziarsi dal lavoro per fare la volontaria di Giubileo tutto il tempo, cioè da poco prima del 24 dicembre 1999 a poco dopo il 6 gennaio 2001.

Ha dei biglietti per le udienze generali con il Papa, quelle del mercoledì, mi consiglia di mettermi accanto ad una transenna per vedere bene il Santo Padre quando passa. Accetto biglietto e consiglio.

Siccome ho tutto il tempo di farmi una doccia, cambiarmi, farmi bella e quant’altro vado a cena al ristorante cinese di via Fabio Massimo: firmarsi in Internet Cmdr.Lisa, essere una fan sfegatata di Robotech, trovarsi a vivere in caserma e finire al ristorante cinese dove si viene serviti da una gentile camerierina in veste tipica...è da rischiare di finire sotto il tavolo fra le risate e l’emozione.

    

02 – 07 – 2000

 

E’ il mio compleanno: ho 25 anni tondi tondi.

Anche stamattina sono a S. Paolo fuori le mura: la chiesa, rimasta praticamente intatta dalle origini, fu distrutta da un incendio a fine 1700, a causa di una candela che un operaio scordò accesa addormentandosi. E’ stato deciso di non ricostruire affreschi ed arredi, per cui la chiesa risalta ancora meglio nella sua immensità. Anche qui me la giro tutta: il chiostro, il battistero....

Finito il servizio, sono decisa: è ora di entrare in S. Pietro. Molto dispersiva, come basilica: tutta strapiena di ori, marmi...comunque mi piazzo nei banchi dell’altare della Cattedra e sento la messa domenicale. Finita la funzione, mi metto in coda dietro alcune signore indiane che indossano preziosi sari per andare a visitare le tombe papali.

Rientrando in caserma, le sentinelle mi informano che Schumacher, nel Gran Premio, s’è dovuto ritirare. L’evento clou, però, è fissato per la serata: Italia – Francia, finale degli Europei!

Guardo la partita nella sala comune insieme ai militari. Negli ultimi istanti dei minuti regolamentari, sto già godendo e pregustando la vittoria 1-0 della nostra Nazionale quando i miei mi telefonano sul cellulare: mentre parliamo e io spiego loro che non ho ricevuto i loro fiori, la Francia pareggia.

Riattacco e mi preparo alla tortura cinese dei tempi supplementari.

Trezeguet (già comprato dalla mia Juve!) segna il golden gol...che razza di compleanno! 

 

03 – 07 – 2000

 

E’ mattina presto quando sento una delle pugliesi piangere e lamentarsi un paio di letti più in là rispetto al mio. Allora è un vizio...non ho già passato abbastanza notti con qualcuno che piange nel letto accanto al mio? Speravo proprio che durante quest’avventura mi venisse risparmiata questa cosa che non auguro al mio peggior nemico, una delle peggiori esperienze che si possano fare nella vita, specialmente da giovani, quando si è fragili e a stento in grado di badare a se stessi.

Mi giro dall’altra parte, senza dare segno di nulla e facendo finta di continuare a dormire. Per stavolta no, non ce la faccio più.

I fiori dei miei genitori sono arrivati.

Il menù del giorno prevede pomeriggio al Divino Amore, dov’è arrivata la statua della Madonna di Fatima. Mi piace andarci, è un bel posto in campagna, l’unico difetto è che per andare e tornare ci vogliono le ore (45 minuti minimo ogni tragitto...quasi più del tempo che ci metto a partire da casa mia ed arrivare in facoltà, calcolando che sto in un paesello e l’università è nel capoluogo!).

Se le altre volte sono stata al santuario vecchio, stavolta sono a quello nuovo a controllare i fedeli che vengono a visitare la statua. Intanto prego per tutti quelli che conosco, cominciando dalla nonna e andando in giù.

3月5日

Dal diario della volontaria (1)

Mi piacciono le storie, raccontarle e sentirmele raccontare.

Per cui spero vi piaccia la storia più bella che conosco. 

 

24 – 06 – 2000

 

Eccomi a Roma, finalmente!

Non c’ero mai stata prima. Devo “ringraziare” Paolo e Alberto, perchè se lo scorso novembre non fossero stati impegnati uno col servizio militare e l’altro col lavoro, non avrebbero mandato me a quella riunione di pastorale giovanile dove hanno dato tutti i moduli e le informazioni per diventare volontari di Giubileo. In realtà pensavo di lasciar passare le folle dei pellegrini e di concedermi il tanto sospirato viaggio nella capitale solo dopo, ma certe cose sono come il Natale, che quando arriva arriva. Caso strano, quando sono tornata a casa e ho detto che volevo partecipare, mi madre ha avuto una sola parola: “Vai!!”

Ho ricevuto la conferma di essere stata accettata come volontaria il 9 febbraio, tornando da consegnare alla segreteria dell’università le copie stampate e firmate della mia tesi. I miei genitori hanno deciso di accompagnarmi e stamattina abbiamo preso il treno.

Durante il viaggio, ho incontrato una simpatica signora che mi ha raccontato di quando suo figlio è stato a Londra e, l’ultima sera prima di tornare, gli hanno rubato tutti i soldi. “Ma sono esperienze che bisogna fare”, ha concluso. Non mi sono trattenuta e le ho risposto: “Scusi sa, sarà certamente vero, ma io se posso tornare a casa con tutti i miei soldi e la mia roba sono contenta lo stesso!”.

Alla stazione Termini non stavo nella pelle: mi sembrava che il tempo impiegato da mio padre per procurarsi la mappa della città fosse eterno!!!

Finalmente abbiamo preso un taxi: dovevamo andare in via delle Fornaci, al centro coordinamento volontari e la prima cosa che ho visto, lungo la strada, è stato l’altare della Patria. L’autista ci stava raccontando di come il Giubileo, dopo un inizio problematico, ora funzionasse alla grande quando ho visto uno scorcio di colonne...mica quelle di S. Pietro?

Al centro un addetto uguale preciso identico a Mika Hakkinen mi ha consegnato tutto l’occorrente: badge, fratino da indossare in servizio, mappa della città, cappellino, buoni pasto...sono stata fortunata: sono alloggiata alla Caserma Manara, zona Prati, uno dei pochi posti dove le lenzuola sono fornite dalla casa (io comunque me le ero portate dietro).

Essendo sabato, mi sono stati dati anche gli ordini di servizio per i due giorni seguenti: e ti pareva, con la mia fortuna, che non dovessi cominciare dal posto più lontano e più difficile? Certo! Devo recarmi per le 14 al Divino Amore, fuori città, dopo aver seguito, nella mattinata, un piccolo corso introduttivo per volontari. Lunedì pomeriggio devo andare in Trastevere, alla sede della comunità di Sant’Egidio, in via Dandolo.

Ci siamo poi recati alla caserma per la mia registrazione e sistemazione, sono in una camera da 8, ma il letto accanto al mio è libero. Meglio, perchè non c’è comodino e non saprei dove mettere la mia radiosveglia. Le altre hanno da dire sul fatto che io mi sia portata dietro la musica, ma ho messo subito in chiaro i punti: sono venuta a far la volontaria, mica penitenza!

Anzi, appena ho acceso, ho sentito due canzoni: “Heaven is a place on earth” di Belinda Carlisle, che mi ha ricordato la mia prima gita a Parigi nel 1988 e “Qualcosa di grande”, dei Lunapop, che mi fatto pensare ai miei amici, grazie ai quali avevo staccato un biglietto per l’avventura che andava a cominciare. Mi sento la benvenuta. Cosa vuoi di più dalla vita?

 

25 – 06 – 2000

 

Mi metto in marcia, sbocco in corso Giulio Cesare e noto che tutte le traverse hanno nomi di personaggi della storia romana: Mario, Silla, Fabio Massimo...giro in viale Ottaviano, passo piazza Risorgimento, via della Porta Angelica, l’arco di piazza della Città Leonina e sbocco sotto le colonne di S. Pietro. Chiedo indicazioni ad una guardia svizzera dall’accento favoloso e ritrovo via delle Fornaci, infatti il palazzo dove si tiene il corso é poco lontano dal centro volontari.

Alla lezione conosco un paio di fidanzati polacchi che parlano un po’ d’inglese, Anna e Simon.

Per fortuna la sera prima, in camera, ho chiesto indicazioni per giungere al Divino Amore: una delle mie compagne ha avuto la stessa consegna e abbiamo deciso di incontrarci. Mi porta a mangiare in Gianicolo, dove “si mangia bene e si spende poco”. (Infatti noi volontari dobbiamo fare i conti coi buoni pasto: ogni giorno un ridotto, valore medio 6.500 lire e un intero, valore medio 13.000 lire, che però permettono di mangiare un po’ di più o un po’ di meno a seconda del locale in cui si va). Poi però devo ripassare un attimo in caserma a prendere il fratino, con notevole perdita di tempo. (Lesson one per paperine sbarcate in città dal paesello di campagna: la dilatazione dello spazio fisico produce dilatazione dello spazio mentale = mai uscire senza fratino nella borsa).    

Per andare al Divino Amore  da zona Prati occorrono innanzitutto 20 minuti di metropolitana fino al Laterano, poi il pullman che può metterci mezz’ora o un’ora ad arrivare, mi dicono, a seconda dell’autista. (Tenere conto che io, in 45 minuti, parto da casa e arrivo in facoltà a Pv.)

Arriviamo in ritardo, ma meno male che abbiamo già mangiato perchè il bar del santuario è chiuso.

Guardiamo i turisti che girovagano, poi serviamo la messa delle 17 nel santuario nuovo. Ho anche il tempo di telefonare ai miei prima che ripartano col treno della sera: si sono concessi un veloce giro del centro storico, sono, come suol dirsi, stanchi ma felici.

Andando a prendere il pullman per tornare scopro che la mia compagna non ha circa 35 anni come credevo, ma 47, con tanto di figlia di 23 (cioè solo due anni meno di me!). Sarà l’apostolato della preghiera che le giova?

Andando a cena in un altro posto che lei conosce, il Brek di largo della Torre Argentina, passiamo col tram davanti al Colosseo, illuminato perchè si sta facendo sera: che spettacolo!!

 

26 – 06 – 2000

 

Prendo la metropolitana, che tanto per i volontari è gratis, scendo in piazza di Spagna, accanto alla famosa colonna dell’Immacolata e mi faccio un  giro per le vie dello shopping più elegante. A parte non avere dietro soldi a sufficienza per potersi permettere quello che vedo in vetrina, ho lo stomaco bloccato e non riesco a camminare. Mi siedo sulla soglia di un negozio, finché il proprietario esce: me ne vado, me ne vado, sono mica un’accattona! Mi trascino fino in piazza del Popolo.

Nel pomeriggio vado direttamente in Trastevere: attendo l’ora di presentarmi in via Dandolo visitando la chiesa di S. Maria e sedendomi nei giardini davanti al ministero della Pubblica istruzione. Fra l’altro, Roma inizia a surclassarmi Parigi, grazie al suo intelligente sistema di fontanelle che permette sempre, al povero viandante, di bere o riempire la bottiglietta.

La consegna, in via Dandolo, è spartire i panni destinati ai poveri; lo devo fare in ginocchio, perchè le gambe non mi reggono, ma non è quel grave problema: sono abituata a vivere con mal di pancia, mal di testa, mal di schiena, ad andare in giro sentendomi l’addome ripieno di filo spinato, l’ho fatto per anni.

Prima di cena, ho tempo per andare, con due ragazzi che hanno prestato servizio insieme a me, a fare un giro al Pantheon e a piazza Navona. Nel mettermi a letto, sento un bruciore che dalle piante dei piedi mi arriva ai fianchi....

 

27– 06 – 2000

 

Il problema stomaco – gambe è sparito: volo via come una farfalla! Così, insieme a due volontarie pugliesi, ci rechiamo in piazza Barberini per iniziare un bel giretto S.Carlo alle 4 fontane (bellissimo, meglio che sul libro di arte), Quirinale, fontana di Trevi. Quest’ultima non me l’aspettavo così, incassata in un piccolissimo slargo fra i palazzi...non ci butto la monetina, tanto so che a Roma tornerò e vado a guardare la vetrina di un negozio di scarpe lì accanto: accidenti che prezzi! Niente che costi meno di 600 – 700 mila lire!

Visitiamo anche la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola e finiamo di nuovo in piazza Navona, per entrare in Sant’Agnese in Agone (almeno non è sempre vero che quel che ti insegnano a scuola c’entra poco con la vita: avendo avuto come insegnante di arte dell’ultimo anno un architetto specialista in barocco del ‘600, ero perfettamente pronta a capire cosa vedevo).

Ci lasciamo scendendo dal tram nella zona di Palazzo Chigi, perchè non abbiamo gli stessi incarichi: io devo tornare in via Dandolo. Altro turno di spartizione dei panni, stavolta però in un sgabuzzino piccolo e male aerato, perchè è martedì, giorno in cui i bisognosi vengono per fare una doccia, barba e capelli, prendere abiti nuovi....Per fortuna anche le cose brutte, come quelle belle, hanno una fine. Vado a cena al Brek, insieme a due ragazze che hanno prestato servizio insieme a me...si  é fatto tardi, rischio di non tornare in caserma in tempo per le 23, ora del coprifuoco!

Per fortuna ce la faccio e ho anche tempo di telefonare a casa, di parlare con la nonna e di dirle che ho visto la tomba della “Povera Margherita, da Umberto tanto amata”, per dirla con le parole di una poesia che lei mi aveva citato una volta. Nonna non sta bene: ha problemi alle vertebre, ma non riesce a mettere il busto perchè ha l’asma e problemi alle vene delle gambe...deve prendere una medicina per combattere gli effetti collaterali di tutte le altre medicine che le tocca mandar giù!

L’estate scorsa, quando ho dato gli ultimi esami prima della laurea, è stata in ospedale, ma poi con la terapia ha passato tutto l’inverno relativamente bene. Speriamo che anche quest’anno, pur a costo di un periodo in ospedale, si riesca a farla andare.

 

28– 06 – 2000

 

Arrivano quei momenti della vita in cui una deve anche poltrire un po’a letto (vabbé poltrire, fino alle 8 perchè con gente che inizia ad alzarsi alle sei perchè fa  i turni mattutini...) e farsi una doccia.

A pro: perché i militari hanno sempre urgenza di andare e venire dal magazzino, che è in fondo al corridoio delle camere destinate a noi volontarie, quando si accorgono che stiamo facendo la doccia?:-PPP

Lo so, dire “Buongiorno colonnello!” coperte alla meglio solo da un asciugamano è un’emozione notevole, ma insomma....

E’ anche mattinata di pulizie e di lenzuola da togliere dal letto per il giro in lavanderia. E’ arrivata una ragazza nuova: viene subito avvisata che il vaglia per lei è giunto a destinazione. Evidentemente, o s’è dimenticata il portafogli sul comodino prima di partire o l’hanno derubata appena scesa dal treno...buona la seconda.

Ormai quella per Trastevere è diventata la mia strada dell’orto (chiamatemi Ciumachella!): è il terzo e ultimo giorno del triduo di servizio presso la comunità di S. Egidio. Siccome il mercoledì è giorno di mensa per i poveri, vengo chiamata prima a cucinare (bello stare con la schiena attaccata ai forni, specialmente d’estate) poi a servire a tavola. Cerco di farlo come se fossi all’Hotel Ritz, intanto noto due cose, una seria (mamma mia quanti giovani fra questi poveri, se la gioventù è qui il mondo dove va?) e l’altra faceta (da Roma in giù sono incapaci di pronunciare correttamente “Sant’Ambroeus”).

Siccome siamo fra le poche che si sono fatte tutti e tre i giorni di servizio previsti, senza accampar scuse per defilarsi, o almeno così pare, con le ragazze insieme alle quali ero andata a cena la sera prima vengo invitata all’incontro di preghiera della comunità, nella loro chiesa sull’Isola Tiberina,

da cui pare si tragga grande forza per servire il prossimo...e gli vuoi dire di no? Ci danno pure un passaggio in macchina.

L’incontro è piacevole, con tanto di coro.

Mi rendo conto che sto sviluppando una dipendenza dalle torte di frutta del Brek:-PPP

Tornata in caserma, devo rimettere le lenzuola nel letto, che non è esattamente il sogno per quando si hanno due piedi talmente gonfi da non potere quasi infilare le ciabatte.

 

To be continued....

 

 

 

    

 

 

 

    

 

3月1日

Sanremo

Detto in breve: il brano degli Zero Assoluto è l'ideale da mettere in sottofondo quando
si legge o si studia scoltando la radio. Quello di Tosca è molto bello, ma va visto recitato,
non so quanto possa funzionare col solo audio. Idem Milva, con una sola differenza: vuole
essere raffinatissima (io la trovo francamente indisponente), mentre Tosca è dichiaratamente
popolare, prova ne sia che parla della festa del paese. Irresistibile Daniele Silvestri col suo
"Fritto di paranza": non si può non ballare! Intenso Fabio Concato che sceglie l'attualità.
Di Simone Cristicchi è splendido il ritornello.
Che altro? Abbiamo conosciuto con piacere Piero Mazzocchetti, che aspira alla successione
della linea Albano - Bocelli et similia e Amalia Grè, raffinata ai limiti del rarefatto.
Discorso a parte per Marcella e Gianni Bella, per i quali faccio apertamente il tifo da quando
ero piccola e cantavo le loro canzoni (dovete sapere che io ho cominciato bene in fatto di
musica, con loro, Donatella Rettore e Renato Zero), per gli Stadio che hanno sempre il loro
perchè, come d'altrode Antonella Ruggero e per Francesco e Roby Facchinetti. Il padre
mi sembra un pimpante fanciullone mai cresciuto e se è questo che gli ha fatto produrre certi
capolavori dei Pooh ben venga. Il figlio, invece, mi sembra uno di quelli che al liceo erano l'anima
della festa, delle bombe di energia, poi si sgonfiano verso i 25 anni. Insomma, davvero un grande
squilibrio e dei due il giovane sembra il padre.  
Nella categoria giovani non è che ci sia molto: Elsa Lila ha una bella sigla, un tocco di originalità
per Sara Galimberti che canta il tango e per il ragazzo con la canzone "sociale", come si chiama?
Ah sì Fabrizio Moro.
Il resto? "Non ragioniam di loro ma guarda e passa" direbbe Dante. E' colpa mia se sono allergica
al giovanilismo, qui rappresentato da Paolo Meneguzzi?
Adesso però parola al pubblico: ognuno si sceglierà la canzone che preferisce, legandola anche ai
momenti della sua vita: se personalmente dovessi scegliere fra tutti i Sanremo, quella che mi
ricorda i tempi in cui viaggiavo in pullman per andare al liceo e la mia esperienza a Roma, con
annesso amico Vincenzo, è quella di Minghi e Mietta, la famigerata
 
ancora ti chiamerò
trottolino amoroso
duddù daddaddà....
 
Che ci volete fare, in fondo sono una sentimentale!
 
Ciao e alla prossima
 
Faby